SABATO 31 LUGLIO 2010 DALLE ORE 21,30 GRANDE FESTA LATINO-AMERICANA AI BAGNI SORRISO DI ALBISOLA SUPERIORE CON IL BRAVISSIMO DJ LUPO E L’ANIMAZIONE DEI SALSA SURVIVOR DI ELGES TORCELLO CON CLAUDIA E AURORA
29 luglio 2010
Sabato 31 Luglio 2010, dalle ore 21,30 in poi, il genovese Dj Lupo, nome sempre più popolare delle notti latine, sarà protagonista di una grande festa sudamericana direttamente sulla spiaggia, presso i Bagni Sorriso di Albisola Superiore (Lungomare E. Montale, tel. 019 486741). Lupo, al secolo Marco Lupi (Internet: www.djlupo.it), selezionerà una ricchissima scaletta tra salsa, bachata, merengue, Los Angeles, New York style, guaguanco, bolero, cubano, portoricano, ma anche moltissimo revival. Insieme a lui, in pista ci sarà il suo staff di animazione latina: i Salsa Survivor capitanati dall’italo-australiano Elges Torcello e con Aurora e Claudia impegnati a far ballare proprio tutti. La serata di Dj Lupo è realizzata in collaborazione con Assomusica, associazione che riunisce artisti e musicisti impegnati in feste pubbliche. L’ingresso sarà regolato da drink card.
DJ LUPO. Profilo
Il lupo che “divora” le notti latino-americane, a suon di successi e di applausi. Trentotto anni, originario di Cogoleto, Marco Lupi, per tutti Dj Lupo, è il grande protagonista del momento, nel panorama dei ritmi caraibici. Giardiniere di giorno, “maestro del suono” di notte, cura la sua colonna sonora con lo stesso amore con cui accudisce le piante e i fiori. «Sono stato operaio dell’Ilva – racconta – ma ho sempre fatto anche un sacco di altri lavori. La manualità è il mio forte. Anche per questo mi sono messo a fare il dj…». Certo, c’è dietro anche una grande passione per la musica. Che Marco “Salsero” (l’altro suo soprannome) coltiva sin da quando era bambino: «Ascoltavo vinili degli anni Settanta, Ottanta e Novanta. La mia attività – afferma – è davvero incominciata per gioco, mettendo musica tra amici, poi sono passato a fare qualche festa di compleanno». Le prime esperienze arrivano intorno ai 18 anni, dopo un corso per dj. «A quei tempi usavo i vinili, i cd quasi non esistevano ancora. Era tutta un’altra cosa. Mi ricordo un sacco di compleanni, ma anche i primi matrimoni e le prime feste private. Quasi sempre di amici: sapevano che mi piaceva mettere i dischi e mi chiamavano. I generi? Soprattutto il revival anni Settanta e Ottanta e la commerciale di quei tempi, che era molto leggera e tutta cantata». Così Marco è andato avanti dai 18 ai 25 anni, lavorando anche alle sagre di paese, nei pub, nelle discoteche e negli stabilimenti balneari, e offrendo una vasta scelta musicale sia in termini di quantità che di generi musicali diversi. «Ogni sera, ancora adesso, giro con oltre settecento brani. Non si sa mai dove può portare una serata o che cosa il pubblico può preferire e non è professionalmente accettabile farsi trovare impreparati di fronte a una richiesta». I ritmi latini, invece, arrivano più tardi. La svolta è a 31 anni. Marco chiude con la commerciale e con il revival (anche se non definitivamente, perché è pronto a rispolverare vinili e giradischi professionali – i mitici e inossidabili Technics 1200 – ogni volta che gli venga richiesto) e inizia una nuova avventura entusiasmante. Quella con il latino-americano. «Per prima cosa, ho fatto dei corsi di ballo con vari maestri. Le scuole? Baila con Rafael di Rafael Zayas ad Arenzano per un anno e mezzo, Pueblo Blanco di Davide Riccardi a Savona per due anni e Sabor Colombiano con Alex. Da qui, l’ispirazione di unire le mie due passioni». Quella vecchia, il dj; quella nuova, il ballo caraibico. Ed ecco nascere “Marco Salsero”: «Nel latino-americano, prediligo le sonorità più commerciali, soprattutto Salsa, Merengue e Bachata. Ho già lavorato in diversi stabilimenti balneari». Eventi singoli presso i Bagni Aldebaran e i Bagni Lido, entrambi a Cogoleto, ma anche una stagione ai Bagni Europa di Arenzano, insieme al Gruppo di Animazione Sabor Colombiano. E, quindi, l’avventura presso la Pizzeria Punta Pizzo, sempre ad Arenzano. Sono tanti gli artisti e i gruppi di animazione con i quali Marco ha già lavorato: oltre a Sabor Colombiano, ecco Max & Fra, Contatto Latino, Rafael Zayas, Davide Riccardi, Mauro Tomatis, El Mariscal de la Salsa e Son Colombianos. Inoltre, Dj Lupo continua ed ha ampliato notevolmente la sua attività extra latino-americano, come dj per matrimoni, addii al celibato e ogni tipo di festa privata. Attualmente è iscritto all’Associazione Artistica Musicale Ligure, con l’iscrizione all’Enpals. Lavora con attrezzatura professionale, con un avanzato impianto audio e video di sua proprietà: consolle Denon 1200, giradischi Technics 1200, quattro corpi di casse, equalizzatore e tre microfoni, utilizzabili anche per il karaoke.
ELGES TORCELLO. Profilo
Elges Torcello è nato a Victoria, in Australia, nel Settembre del 1972. Si avvicina alla salsa nell’anno 1999, dopo vari tentativi. Frequenta un corso con Alberto Valdes y sus Clave Negra e, affascinato dal ballo e dalla bravura dell’insegnante, decide di approfondire e proseguire gli studi. Frequenta per tre anni il corso di salsa di Cristina Zanello e, inoltre, partecipa a stage con artisti di altissimo livello, tra cui: Alberto Valdes, Enzo Conte, Eddie Torres, Fernando Sosa, Fabrizio Comelio, Francisco Vazques, Juan Matos, Jhesus Aponte, Johnny Vazquez, Luis Vazquez, Maykel Fonts, Mauro Tomatis, Rafael Gonzales, Seo Fernandez, Swinguys e Tropical Jem. Ha inoltre frequentato i migliori congressi nazionali della salsa: Megastage Caraibico di Milano Marittima dal 2003 al 2006; Congresso Nazionale della salsa di Torino 2003; Congresso Nazionale della salsa di Milano 2004; Congresso Nazionale della salsa di Bellaria 2004; Ramada Festival di Taormina 2004; Congresso Nazionale della salsa di Bellaria 2005; SalsItaly 2005 a Fiuggi; SalsaMonaco dal 2006 al 2008; Roma Salsa Festival 2006 e 2007; Salsa per la vita Savona 2007; Havana Salsa Village di Iesolo 2007; Liguria in Salsa a Savona 2008. Nel 2006 inizia a organizzare serate a Savona provincia e fonda il gruppo Saranno Salseri, con un ottimi risultati. Oggi è il coordinatore del Gruppo di Animazione Latina dei Salsa Survivor.
BAGNI SORRISO. La storia
I Bagni Sorriso, come amano definire i titolari, sono “la spiaggia del sole e del sorriso”: sabbia finissima spaziosa, infatti, e tra una fila e l’altra ci sono oltre tre metri. I posti sono disposti ordinatamente sulla spiaggia, in parte riservati agli abbonati, ma possono essere affittati anche giornalmente. E’ possibile usufruire del servizio di tavola calda e fredda, servizi igienici con docce, giochi per bimbi, corsi di nuoto, campo di beach volley, noleggio del pedalò. I bagnanti vengono assistiti per tutta la giornata da marinai di salvamento posti in riva al mare, pronti ad intervenire ad ogni richiesta di soccorso. Una confortevole struttura balneare dove la spiaggia diventa un luogo d’incontro per nuove amicizie all’aperto, per trascorrere le vacanze a contatto con il mare. Si praticano anche lezioni di windsurf, e Kite-surf. Il Kitesurfing, la nuova eccitante disciplina sportiva, ibrido tra aquilonismo da trazione e surf, esploso qualche estate fa sulle spiagge di Maui alle Hawaii, sta dilagando in tutto il mondo.
INFORMAZIONI
Dj Lupo 347 7819914
Internet: www.djlupo.it
E-mail: marcosalsero@alice.it
VENERDÌ 30 LUGLIO 2010 ALLE ORE 17 ALLA VILLA IMPERIALE DI SAN FRUTTUOSO A GENOVA INAUGURA LA COLLETTIVA DI ARTE CONTEMPORANEA “ARTE IN VILLA – NONSIBUTTAVIANULLA”: UNDICI ARTISTI INTERPRETANO IL TEMA DEL RICICLO, A CURA DI BRUNA SOLINAS
28 luglio 2010
Venerdì 30 Luglio 2010 alle ore 17, presso la Villa Imperiale nel quartiere di San Fruttuoso a Genova (Via San Fruttuoso), inaugura la mostra di arte contemporanea “Arte in Villa – Nonsibuttavianulla”. L’ingresso è libero. La collettiva di artisti è curata dall’Arch. Bruna Solinas della Artrè Gallery, galleria di arte contemporanea di Piazza delle Vigne 28 rosso (Tel. 010 2514448, 010 2465025; Internet: www.artregallery.it) e fa seguito al grande successo ottenuto dalla medesima kermesse (anche con opere differenti) sia alle Vigne che a Ovada. Dietro al progetto, c’è stato un grande sforzo organizzativo e forte convincimento anche da parte del Presidente del Municipio III Bassa Valbisagno Mirko Massardo, dell’Assessore Luca Corsi e della direttrice della Biblioteca Lercari Paola Casciuolo. Gli artisti che parteciperanno alla mostra sono: Maurizio Nazzaretto, Rodolfo Vitone, Federica Marangoni, Silvio Monti, Margherita Levo Rosenberg, Ruben Esposito, Adriana Desana, Virginia Monteverde, Chiara Gerosa, Ruggero Asnago e Davide Ratti. Orario di apertura: dal Martedì al Sabato dalle ore 15:30 alle ore 19:30, sempre a ingresso libero (informazioni al numero 010 2514448). Al centro della mostra ci sono oggetti senza tempo che rivivono una nuova vita, sviati dalla loro funzione originaria e ricaricati di particolari significati, rivisitati, rigenerati con un nuovo linguaggio artistico. Marmitte, candele di automobili vecchie, maniglie, tubi idraulici, posate, portiere, cavetti è quanto si trova in stato di abbandono, rifiutato dalla moderna società consumistica. «Valorizzati e resi innovativi, a questi oggetti viene offerta un’altra funzione, una nuova dimensione, poiché in arte, come in natura, nulla si distrugge ma tutto si trasfigura»: questo è il pensiero di base che Bruna Solinas ha sul tema del riciclo, e che unisce la passione per l’arte che coltiva da molti anni con un tema così recente come quello del riciclo. «L’innovazione di quest’ultima installazione – prosegue Bruna Solinas – sta soprattutto nello spazio, la parte esterna di Villa Imperiale, il parco, che ospiterà, rendendole davvero suggestive per la particolare illuminazione, le sculture di numerosi artisti, giovani talenti e artisti già affermati, liguri, lombardi, piemontesi e veneti; e la parte interna alla Biblioteca Lercari dove, sullo sfondo dei bellissimi affreschi del Cambiaso, verranno installate altrettante opere veramente significative». Ma c’è anche un obiettivo più ampio: «Ampliare la rete culturale-artistica dal centro alla zona di San Fruttuoso, soprattutto nella meravigliosa location di Villa Imperiale che sta ospitando interessanti serate dedicate alla danza, alla musica ed al teatro, farebbe rivivere questa splendida struttura e permetterebbe di fruire di un così bello spazio agli amanti dell’arte in genere». Non è da escludere, e sarebbe un progetto di grande pregio per Genova, che lo spazio della Biblioteca, di grande valenza storico-artistica, potesse diventare location di esposizioni programmate nell’anno, magari legate ad eventi importanti della città, come quest’anno per i “Rolli Contemporanei” è stato Palazzo Reale. «Il suo parco – conclude Bruna Solinas – potrebbe ospitare numerose installazioni, potrebbero esserci diversi accadimenti, come è successo quest’anno ai Parchi di Nervi, che, dopo anni, hanno ripreso attività di interesse artistico».
INFORMAZIONI
Artrè Gallery
Piazza delle Vigne 28 r
16123 Genova
Tel. 010 2514448
Tel. 010 2465025 (recapito telefonico dal Lunedì al Venerdì dalle 9 alle 13)
Internet: www.artregallery.it
E-mail: info@artregallery.it
artregallery@libero.it
WIF 2010: successo “mondiale” per il Festival Internazionale del Webdesign
28 luglio 2010|
WIF 2010: successo “mondiale” per il Festival Internazionale del Webdesign
“Sto pensando a te” era il tema proposto ai 35 migliori team internazionali di web design che hanno preso parte alla 24 ore non-stop del Contest di creatività digitale che si è svolto a Limoges (Francia) dal 3 al 5 giugno 2010 nell’ambito del WIF, Webdesign International Festival.
Il palmarès della competizione, votato da una giuria internazionale di esperti, corona il successo della squadra francese Bobbie Team, che ha chiuso in prima posizione vincendo 15 000 € di premio, seguita dalla brasiliana Vitrolaspin e dalla giapponese o(_____v(__w__)v___~_)_/ (si legge Pikatchu!)
La squadra italiana Ochodurando, uscita vincente insieme a Next3 dalle qualifiche nazionali organizzate a Milano a febbraio dall’agenzia “NEL SEGNO DELL’ 8”, ha invece ricevuto il Premio del Pubblico istituito per la prima volta quest’anno. Grazie ai voti ricevuti su Internet il team Ochodurando si è quindi distinto per l’orginalità del suo progetto e la qualità grafica e tecnica del prototipo che hanno sviluppato nel corso di questa maratona del web.
Sulla scia di questo successo e del grande entusiasmo creatosi attorno al progetto WIF, sia per la finale internazionale che per le preselezioni italiane, l’agenzia “NEL SEGNO DELL’ 8” rilancia e annuncia la seconda edizione dell’iniziativa legata all’esperienza digitale, che già aveva affiancato il WIF Italia a febbraio: si tratta del DUE.2 – Digital User Experience Festival, un evento rivolto ad un ampio pubblico sia business che consumer.
WIF: NEL SEGNO DELL’ITALIA Nell’anno dei mondiali “da dimenticare”, per fortuna c’è il WIF! Successo italiano su un palcoscenico internazionale per la prima partecipazione degli azzurri al WIF, grazie alla voce di tanti appassionati che hanno seguito on line il contest e hanno votato il progetto di Ochodurando (Elios Mazzotti, Nicola Signorelli e Alessandro Pisani).
La loro interpretazione del tema proposto “Sto pensando a te” si chiama ELECTROLOVE. Un’interfaccia basata su un’idea di comunicazione sensoriale tra due amanti attraverso un device quantomeno “insolito”: un sex toy, per lui e per lei, in grado di trasmettere stimoli (positivi o negativi) in risposta alle azioni del partner lontano. Un’idea forse un po’ forte, ma decisamente originale rispetto al resto dei progetti, tutti fortemente orientati al romanticismo e alla comunicazione mobile.
WIF: UN APPUNTAMENTO INTERNAZIONALE Nell’edizione 2010, 8 paesi hanno aderito al progetto WIF come partner organizzatori di eventi di preselezione: le agenzie di comunicazione Dogstudio (Belgio) e “NEL SEGNO DELL’ 8” (Italia), le università “Tama School Art” (Giappone), “Educacion IT” (Argentina) e IGM (Norvegia), le città di Obninsk (Russia) e di Nabeul (Tunisia) e, infine, l’agenzia Filigrane, per la Cina. Oltre ai paesi partner, web designer da tutto il mondo (in totale 40 diverse nazioni) hanno partecipato alle preselezioni on line, consentendo in questo modo al network del WIF di estendere la propria comunità sui cinque continenti.
IL WIF IN CIFRE! - 8 paesi partner - 1 finale a Limoges con 35 team da 12 paesi nel mondo - Una comunità online di circa 3 000 disegnatori web - Più di 15 000 visitatori provenienti da 80 nazioni e 65 000 pagine visualizzate sul sito del WIF - oltre 10 000 tweets durante la serata di chiusura - 50 collegamenti giornalistici in diretta sulla rete pubblica francese e sul sito http://www.france3.fr/ - 1660 km Milano-Limoges A/R a bordo di 3 Fiat Punto Evo personalizzate - Tonnellate di simpatia tutta italiana WIF DEMOS Il WIF non è stato solo una competizione tra web designer, ma anche un importante momento di business con le prime WIF DEMOS che hanno permesso a 8 start-up di presentarsi a una platea di investitori. Tra queste, la giuria ha premiato come Progetto 2010 più innovativo i giochi Pawns e Pirates della società Les éditions Volumiques, una rivisitazione dei giochi da tavolo in chiave interattiva e con una grafica decisamente moderna e accattivante.
WIF CONGRESS I seminari e le conferenze del WIF, organizzate dal cluster “Elopsys”, hanno riunito più di 400 ospiti in 3 giorni ed esperti e visionari di fama internazionale: Peter Lubbers (Kaazing su HTML5), Fred Beecher (Evantage Consulting), Dave Shea (CSS), Stéphane Hugon (sociologo dell’Università de La Sorbonne) e molti altri.
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Webdesign International Festival
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Il ritorno dell’horror asiatico in Italia
28 luglio 2010Per anni, i film horror asiatici sono stati ghettizzati ed emarginati periodicamente dalla critica occidentale, dai “Maestri” del genere e da un certo movimento di produzioni e d’informazione che ci ha messo del suo nell’allontanare il pubblico. Questo muro di omertà a difesa dei “sacri” confini di tendenze e budget sta però finalmente cadendo, un mattone alla volta, sotto i colpi d’un cinema di genere eclettico, mai banale e sempre più stilisticamente perfetto. E’ Tempo di horror asiatico d’autore.
Era il 2006 quando Asian Feast pubblicò uno Speciale sull’ Horror asiatico che sottotitolò, senza diplomazia e canoni di forma, “ovvero il complotto mondiale per convincerci che il genere ad est è morto”. Un’analisi accurata e concreta di cosa muoveva e creava notizia, o silenzio, attorno a una produzione horror anche dal punto di vista di quel pubblico generalista e abituato (male) ai “fast-food” di produzioni americane sostenute a suon d’investimenti commerciali e d’interessi correlati. Un pubblico fortemente influenzato da ritmi standardizzati è inizialmente poco ricettivo verso creatività che riflettono differenti linee di pensiero, che giocano su messaggi che vanno oltre la ricerca esasperata del macabro, del sangue e della sofferenza dedicata e gratuita. La maggior parte delle produzioni occidentali cult horror (e splatter) fa l’eco al tema della psicosi, della violenza gratuita, incontrollata, inaspettata, frutto di un’emarginazione più o meno forzata da contesti sociali definiti o da situazioni politiche trasposte in pellicola con metafore mirate, cercate e non di rado, forzate. Da qui l’avversione dello spettatore medio verso un horror differente a livello concettuale. “Solitamente le avversioni su queste basi vengono da un pubblico” – riporta lo Speciale Horror Asia 2006 – “che parla senza avere la minima consapevolezza del background culturale e dell’immaginario passato della cultura presa in considerazione. L’esempio è ormai abusato ma sarebbe ridicolo dire che i western sono tutti uguali solo perchè è simile l’ambientazione e i costumi dei protagonisti”.
Parlare di “educazione” all’horror è forse un abusare del termine. Se però si considera il filtro creato dalla stampa specialistica, dagli operatori di settore, da tutte quelle figure professionali che hanno la capacità e il background necessario per valutare l’essenza di un’opera, emerge uno scenario in cui la parola “educazione” non solo non è abusata ma fa paio con “interessi da difendere”. Dunque, il percorso dell’horror asiatico è stato volutamente rallentato ? È stato in alcuni casi frenato ? Poco importa rispondere direttamente a questa domanda. Quello che conta è sottolineare cosa è oggi l’horror asiatico per l’appassionato del genere che ha avuto il suo primo contatto spesso grazie alla rete, allo streaming, ai blockbuster quasi nascosti in scaffale e grazie alla televisione. La tanto bistrattata televisione generalista, mai come oggi sempre più specializzata per singole aree tematiche grazie agli indotti Sky che, gioco forza, hanno ricreato competitività in un mercato appiattito dal duetto in falsetto Rai/Mediaset “costringendo” di fatto questi due Brand a riproporsi attivamente su più fronti.
Negli ultimi cinque anni, il cinema horror asiatico ha battuto passo sul passaparola, “rieducando” di fatto un pubblico sempre più insoddisfatto ma comunque ancora fidelizzato ai temi e ai ritmi dell’horror classico. Nascono iniziative, si creano portali d’interesse tematico, si muove eco su Facebook, c’è Twitter che muove news e commenti flash, ci sono forum che rinascono. C’è un nuovo interesse, anche rinnovato in alcuni casi, verso un horror mai uguale che – malgrado budget a volte davvero irrisori – è capace d’impressionare lo spettatore con immagini e immaginari che mantengono la presa per molto tempo dopo i titoli di coda. Spiritualità, creatività a giocare sulle paure più intime, quasi a creare un film nel film mirato al singolo spettatore, trame che sono solo in apparenza lineari ma che nascondono diversi livelli di lettura… oltre ai meccanismi della paura tecnici, collaudati e riproposti in chiave orientale su ritmi e cultura che strizza l’occhio all’occidente senza snaturarsi. Si parla di un Horror personale, di un percorso che parte dall’interno più che di uno shock causato dal giusto mix di musica, effetto speciale ed effetto sorpresa. Ma questa è un’altra storia.
Il cinema horror thailandese può rappresentare, a ragione, lo stato dell’arte dell’horror asiatico. Se ad esempio nell’immaginario occidentale un film horror DEVE spaventare l’adulto durante la proiezione su schermo, per il cinema di Sophon Sakdapisit – regista di Coming Soon (riproposto nelle sale italiane dal 6 Agosto) – “la parte spaventosa ha inizio quando il film finisce e la nostra immaginazione si spegne, quando quello che abbiamo visto nel film potrebbe accadere a noi“, perché “I bambini sono fantasiosi, posso confermare che è vero. Io sono uno di quei bambini”. Così il paradosso: “gli adulti potrebbero pensare che sia una sciocchezza e dire ‘è solo un film’, ma nella mia testa mi piacerebbe pensare: e se non lo fosse ?“. Per Sakdapisit la chiave, su cui fare presa per coinvolgere individualmente lo spettatore, è stimolarne la creatività: quella “immaginazione infantile che penso possa sempre sfidare la realtà. E se non fosse solo nella nostra immaginazione ? E se succedesse davvero a voi ?“. Da cui la chiave: puntare sull’alta ricettività dello spettatore al Cinema “che raccoglie qualsiasi cosa che vede e sente e comincia a fantasticarvi sopra, soprattutto durante la visione di un film horror“.
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