QUANDO LA GENTILEZZA PAGA!

Oggi si parla tanto di benessere lavorativo e di clima lavorativo principalmente perché il malessere, coinvolgendo le forze lavoro di un’azienda, pubblica o privata che sia, ne compromette il regolare funzionamento nello svolgimento delle proprie specifiche attività. Bisogna poi considerare il fattore economico che, probabilmente è il principale motore che spinge le aziende a verificare di tanto in tanto il tipo di clima che si percepisce nei propri reparti e nei propri uffici e con tutta la normativa che riguarda le condizioni di stress lavoro correlato, le aziende dovrebbero in qualche modo verificare di tanto in tanto che “aria tira” tra i propri dipendenti almeno per evitare di dover sostenere i costi di denunce di mobbing o di stress lavoro correlato.

Di tanto in tanto troviamo anche qualche manager “illuminato” che probabilmente arriva a comprendere che in un clima positivo e accogliente si lavora meglio e si produce di più .

Molte volte però quegli stessi manager sono semplicemente persone che rispettano il lavoro degli altri e per questo si sentono in dovere di garantire che il lavoro, nelle loro aziende, si svolga in un clima favorevole.

Il concetto di clima, in Italia definito e approfondito dallo psicologo del lavoro Enzo Spaltro, si sposa straordinariamente con quello di “Gentilezza” così come definito dallo psicoterapeuta psicosintesiano Piero Ferrucci. I due concetti, a loro volta, sono straordinariamente ben collegati e sovrapponibili a quelle che potrebbero essere le soluzioni da individuare per tutte le problematiche legate al malessere organizzativo e allo stress lavoro correlato.

Sia Spaltro che Ferrucci hanno individuato quelle che l’uno chiama “dimensioni” del clima organizzativo e l’altro “qualità” della gentilezza.

Esse possono essere misurate, individuate e, dunque, influenzate, modificate e condotte al “clima” che vogliamo creare.

Non è una cosa semplice, anzi è piuttosto complessa e richiede un buon livello di consapevolezza personale e gruppale. Misurare, rilevare queste dimensioni serve proprio a rendere palesi e fruibili per tutti i componenti del gruppo, le dimensioni su cui si decide di lavorare e che bisogna migliorare.

La dimensione “gruppale” contrapposta a quella “individuale”, è fondamentale perché quando si parla di clima o di gentilezza, ci si riferisce a modalità relazionali, a percezioni individuali, soggettive e, dunque, non oggettivizzabili se non attraverso la dimensione di gruppo e, comunque, non completamente.

Ho pensato di fare questo sforzo di “unificazione” dei concetti di clima e di gentilezza perché mentre il primo chiarisce ed interviene a livello puramente tecnico, il secondo implica una inevitabile crescita personale ed un livello di scelta consapevole nell’essere in un certo modo.

Bisogna scegliere chi vogliamo essere, in che modo abbiamo intenzione di relazionarci con gli altri, quanto del nostro tempo e quanta pazienza vogliamo investire in questo processo, quanto crediamo che quest’ultimo possa influenzare in modo costruttivo il nostro comportamento e quello degli altri, quanto questo processo di crescita, apparentemente tutto nostro, possa invece trasmettersi anche ai nostri compagni di lavoro e contribuire al loro processo di crescita da un lato e alla costruzione di un “clima benestante” dall’altro.

In sintesi, se scegliamo di essere portatori di un clima sereno e gentile il nostro comportamento influenzerà anche quello degli altri il che contribuirà a rendere più gradevole il luogo in cui lavoriamo.

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