Eni: per Claudio Descalzi c’è sempre maggior impegno sul clima

Il piano strategico di Eni punta a emissioni zero nell’upstream entro il 2030 e a crescere nell’estrazione e nella produzione di idrocarburi: l’ha spiegato l’AD Claudio Descalzi presentando l’aggiornamento del piano industriale a San Donato, alle porte di Milano.

Claudio Descalzi, AD Eni

Claudio Descalzi: il futuro di Eni è il business pulito

“Siamo in una fase di transizione ed Eni deve trasformarsi per essere qui tra venti o trent’anni. Cinque anni fa ho iniziato a lavorare sulle rinnovabili, ma poi devi rassicurare gli azionisti, pagare i dividendi e realizzare il buy back.” Così si è espresso Claudio Descalzi il 15 marzo, durante la presentazione del nuovo piano strategico aggiornato al 2022. “Tutte le scoperte che abbiamo fatto ovviamente ci danno un asset base molto importante, ma l’altra novità fondamentale è l’impegno sul clima”. La svolta verde di Eni è stata annunciata in concomitanza con lo sciopero degli studenti per il Climate Change. Una coincidenza positiva secondo l’AD, che si ricollega all’importanza di convincere gli azionisti: “Si può rinunciare a qualche punto di profitto per creare valore”. Nel futuro di Eni c’è l’accelerazione sulle energie rinnovabili e sulla decarbonizzazione: si prevede di raggiungere l’obiettivo “emissioni zero” entro il 2030, grazie ai progetti legati all’economia circolare e alle iniziative di forestazione. “Facendo leva sulla nostra dimensione”, ha spiegato Claudio Descalzi, “porteremo benefici concreti alle comunità locali grazie alle iniziative di forestazione diretta, che comprenderanno anche la creazione di nuovi posti di lavoro”. Secondo l’AD la strada è chiara e già ben avviata: “É il business pulito che può qualificare la compagnia e fra quattro o cinque anni potremmo essere veramente forti”.

Claudio Descalzi: gli altri obiettivi previsti dal piano industriale

Eni avvierà un programma di buy back per un ammontare di 400 milioni di euro nel 2019, mentre negli anni successivi il programma sarà di 400 milioni con uno scenario del petrolio Brent a 60-65 dollari al barile o di 800 milioni con un Brent sopra i 65 dollari. “È un ottimo valore”, ha detto Claudio Descalzi . “Un prezzo del petrolio a 62-65 dollari per noi va bene. Se l’efficienza dei costi in una società è buona, questi prezzi vanno bene”. Sul piano entro il 2022 l’utile operativo del mid-downstream del Gruppo dovrebbe arrivare a quota 2 miliardi di euro, oltre il doppio rispetto al 2018. È previsto inoltre un importante aumento del free cash flow, che nel periodo del piano sarà di 5 miliardi. Anche il business della raffinazione è stato rafforzato grazie alle acquisizioni negli Emirati Arabi Uniti, mentre il piano di investimenti per l’upstream è diversificato in termini geografici con gli sviluppi in Medio Oriente, Norvegia e Messico. Circa 3 miliardi verranno impiegati principalmente per progetti di efficienza energetica, abbattimento del flaring, economia circolare e fonti rinnovabili. Il Gruppo nel 2019 investirà complessivamente 8 miliardi di euro, di cui circa 2,3-2,4 miliardi in Italia. “La nostra intenzione”, ha spiegato Claudio Descalzi, “è investire nell’upstream, nella raffinazione, nella chimica, sulle rinnovabili e sull’economia circolare”.

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