Il senatore Antonio Razzi, a metà settembre, sarà in Corea del Nord.

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Il senatore Antonio Razzi, a metà settembre, sarà in Corea del Nord.

La visita, annuncia, su facebook, potrebbe essere occasione di mediazione per cercare una distensione dei rapporti tra il regime di Kim e gli Stati Uniti di Trump

 

Senatore Razzi, lei vuole andare in Corea del Nord a mediare. Quando parte?
“Il 20 o il 21 settembre: vorrei essere in Corea il 2, ma dipende dalle coincidenze dei voli fra Pechino e Pyogyang. È sempre un casino”.

Ma è stato invitato ad una cerimonia importante, la celebrazione della “Grande vittoria”?
“Si.  Non vado in Corea del Nord dallo scorso aprile, ma adesso  sono stato invitato a questa importante manifestazione”.

E una volta che si trova là ha intenzione di proporsi come mediatore nella crisi fra Corea del Nord e Stati Uniti?
“No, no, no. Io vado per i fatti miei. Io posso parlare con i coreani come senatore Razzi, posso dire “cosa state facendo”, “non lo fate più”, “potete ripensarci?”.

Allora, visti i suoi contatti, attende un mandato per negoziare?
“Se c’è un mandato da parte di chi ha interesse bene, se vogliono io vado: mi dicono quello che devo dire e non devo dire. Come dico io: chi vuole la pace va, chi non vuole resta”

Lei già nello scorso aprile aveva scritto a Trump proponendosi come mediatore. Ha ricevuto risposte dalla Casa Bianca?
“Fino ad oggi no. Ora voglio parlare di questo con il nuovo ambasciatore americano che è stato finalmente nominato. Io glielo chiedo. Se loro ritengono che io scherzi, sono cavoli loro. Io non scherzo e faccio cose serie. Anche se spesso vengo preso in giro. Ma Crozza fa il suo lavoro e non può dire “Razzi è una persona perbene”. Lui fa satira e la satira e si occupa del politico o del personaggio di turno”

Lei ha mai incontrato il presidente Kim Jong-un?
“Sì, nel 2013”.

E che impressione le ha fatto?
“Una persona con cui si può parlare. Gli ho stretto la mano e mi sono complimentato. Da quando c’è lui mandano ogni anni a Coverciano dei giovani calciatori per imparare la tecnica del calcio e la lingua italiana. E meno male che ci sono coraggiosi presidenti di squadre di calcio che se ne fregano di chi parla di Corea del Nord e capiscono che lo sport contribuisce alla pace. Altri non sono intelligenti. Come quei colleghi deputati che hanno anche presentato un’interrogazione su questi giovani calciatori nordcoreani tesserati in Italia”.

In questo nuovo viaggio pensa di incontralo ancora?
“Bisogna vedere quante persone ci sono a questa manifestazione. Se lo vedrò sicuramente gli parlerò dei missili e della bomba atomica. Gli chiederò se magari c’è la possibilità di un accordo. Magari meno embarghi in cambio dello stop a questi esperimenti che stanno facendo. Ma bisogna parlarci, altrimenti con il muro contro muro non si ottiene nulla. Io do una mano a te e tu dai una mano a me. Io voglio che il mondo viva più sereno e tranquillo e ti faccio mangiare e bere”.

Lei ha scritto un libro che si chiama “Senatore possibile”. Parla anche dei suoi rapporti internazionali. Ha dedicato un capitolo a Kim Jon-un?
“Uscirà in autunno. Parlo anche di lui. Certamente. Adesso non ho il testo sotto mano. Torno da Perugia dove ho visto il mio Pescara perdere. Dopo la partita ho incontrato Han Kwang Song, il ragazzo nordcoreano che ha fatto già quattro gol in due partite e gli ho detto che sto per andare nel suo paese. Pensi che lo avevo proposto al Pescara, ma hanno vinto i pregiudizi su Razzi e la Corea del Nord. Sembrava che stessi facendo scoppiare la guerra mondiale. Ma questi rapporti sportivi contribuiscono alla pace”.

Lei ha detto, parlando in Calabria, che la Corea del Nord le sembra la Svizzera. E che in fondo c’è un regime, ma tutto funziona. Ha fatto arrabbiare molte persone…
“Quelli che la pensano così non capiscono un cazzo. Scusa l’espressione, ma non capiscono un cazzo. E mi fa innervosire quando dicono queste cazzate. È chiaro che non è così. Ho spiegato che la Corea non è la Svizzera. Non ho visto banche e non c’è la democrazia che c’è nella mia Svizzera. In Corea del Nord c’è un regime. Ma io mi riferivo, e l’ho spiegato, all’ordine che regna a Pyogyang, alla pulizia delle strade. Altro che Roma e le sue strade dove devo camminare guardandomi i piedi per non prendere una storta. La capitale è cresciuta moltissimo rispetto a dieci anni fa e oggi, con tutti i suoi grattacieli, assomiglia un po’ a New York. Poi in periferia avranno anche le buche, ma nel centro si può camminare a testa alta. Mi riferivo poi alla puntualità dei nordcoreani. Ti danno appuntamento alle 9 e già alle 9 meno dieci sono presenti. Ma è tutta colpa dei giornalisti che spesso vogliono fare lo scoop, denigrare il politico o il paese. Ma anche la stampa dovrebbe collaborare alla costruzione della pace. Perché nessuno dice che i nordcoreani vogliano una federazione con la Corea del Sud? Perché non lo dice nessuno?”

Ma questa volta Salvini non viene con lei?”
“L’altra volta ha chiesto di venire ed è venuto. Questa volta non si è fatto sentire. Per fortuna lui ha apprezzato la Corea del Nord con le stesse parole che avevo usato io”

SILVIO BUZZANCA

Repubblica

 

Se vi siete persi il messaggio del senatore Antonio Razzi pronto ad andare in Corea del Nord come mediatore di pace a PyongYang, puoi ascoltarlo qui:

https://www.youtube.com/watch?v=-m8AtItkUsQ

 

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