Valle: lo stop all’abolizione delle province diventi occasione di confronto

La crisi di governo che si è aperta non consentirà l’approvazione del progetto di riordino delle province. Ho sempre osteggiato questo provvedimento e, dunque, dovrei manifestare la mia piena soddisfazione per la sua mancata conversione in legge. Tuttavia voglio evidenziare un paio di elementi che, purtroppo, non m’inducono all’ottimismo. L’alto numero di emendamenti presentati alla proposta del governo è l’indice di una decisione affrettata, non concertata, a dir poco improvvida.

Se il governo avesse deciso democraticamente di confrontarsi apertamente con i comuni, le province, le regioni e il parlamento avrebbe sicuramente saputo individuare un progetto di riordino complessivo delle autonomie locali più equo e maggiormente rispondente alle attese del territorio e dei cittadini. Il governo invece, che non ha avuto tentennamenti nel proporre l’abolizione di province e nel disporre tagli economici drastici a queste amministrazioni ha evitato di  sottoporre al parlamento una riduzione di spese altrettanto importante per lo Stato centrale. Il risultato è che i risparmi non sono stati realizzati e che tutti gli enti locali e le regioni si troveranno a dover sopportare l’onere più pesante, rischiando non poter erogare i servizi essenziali e, in alcuni casi, di essere di difficoltà a garantire la sicurezza dei cittadini: penso alle scuole e alla viabilità, al trasporto locale, alla sanità e all’assistenza.

È necessario che, approfittando di questa pausa, si riprenda il discorso in modo ragionevole, senza dirigismi centralisti e con la volontà di individuare un percorso che consenta la migliore organizzazione dello Stato e della pubblica amministrazione a tutti i livelli, per realizzare indispensabili risparmi di spesa continuando però a garantire un elevato livello delle prestazioni erogate ai cittadini. In questo processo la collaborazione dei comuni, di tutte le istituzioni, delle forze politiche e sociali è fondamentale, per contribuire a costruire un nuovo modello di organizzazione efficiente e snello, che sappia salvaguardare la democrazia partecipativa nel rispetto della libera scelta dei cittadini elettori.

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