Giovani troppo “choosy”? Viaggio tra università e mondo del lavoro in compagnia di Michele Boldrin

Dopo l’ennesima bufera suscitata da una delle affermazioni dal Ministro del Lavoro Elsa Fornero, questa volta tutta dedicata ai giovani, invitati ad essere meno “choosy” (“schizzinosi”) nell’accettare le prime offerte di lavoro, gli interrogativi su come sanare l’eccessiva distanza tra gestione della cosa pubblica e realtà effettiva in fatto di istruzione e formazione si moltiplicano, insieme all’ovvio risentimento giovanile.

Per fare un’analisi critica sulla situazione attuale del problematico rapporto tra università italiana e mondo del lavoro, nel tentativo di fornire risposte ai dubbi dei giovani universitari piemontesi e idee pragmatiche su eventuali soluzioni, Michele Boldrin, Professore alla Washington University di Saint Louis, giornalista e tra i promotori di Fermare il Declino, condurrà, il 30 ottobre 2012, ore 16.00, alla Palazzina Einaudi (Ex Italgas) di Torino, l’incontro dal titolo Giovani troppo “choosy”? Tra università e mondo del lavoro.

Organizzato da Ora Libera(le), gruppo associativo basato sul mutuo rispetto, a difesa del valore degli individui, della libertà e della proprietà, l’incontro sarà un’occasione per un confronto diretto con un docente universitario italiano che, pur insegnando all’estero, mantiene uno sguardo attento ai problemi del sistema formativo nazionale, con l’obiettivo di trasmettere in primis ai giovani, ma non solo, la fiducia nella possibilità di una gestione più efficace della formazione.
Due le prospettive dalle quali si guarderà alla tematica di riferimento: quella di atenei in difficoltà, che stanno progressivamente perdendo il ruolo fondamentale di volano socio-economico per le nuove generazioni e quella del mondo del lavoro, che tra promesse di riforme e marce indietro, fornisce sempre meno prospettive ai giovani.

Ai vertici delle cause della situazione problematica attuale, secondo il Prof. Boldrin, si collocano: la gestione inefficiente delle risorse disponibili, la poca rilevanza data ai valori meritocratici e la difficoltà di reperire fondi integrativi. Le principali soluzioni per un’università capace realmente di formare i giovani e di avviarli, con solide basi, al mondo del lavoro, sono di conseguenza tre: spendere meglio le risorse esistenti, impostare le selezioni di docenti e studenti secondo criteri di merito e, infine, la capacità di incrementare le risorse da destinare all’educazione e alla ricerca.
Allo stesso modo, è necessario aggiungere però che, fino a quando non ci sarà un cambiamento radicale anche nella politica economica rivolta alle imprese, rimane troppo gravosa, per le medesime, qualsiasi forma di assunzione continuativa, con un’ulteriore problematica da risolvere.

Info: Ora Libera(le): oraliberale@gmail.com

Leave a Comment