Illusioni metriche

“Tutte le verità sono facili da capire una volta che le si è scoperte;
il difficile è scoprirle” G. Galilei

Allenamento Mensile di Ottobre da http://www.tonimontevidoni.com

Guarda la figura accanto ed indica quale delle due barre nere perpendicolari è più lunga. Facile, no?


Quella di destra ovviamente! E’ certo!
La percezione è sicuramente questa, ma se prendi una matita e la confronti con le due misure ti accorgerai che le due barre sono identiche! Ora la tua mente sta cercando di capire come è stata ingannata e, probabilmente, stai già studiando la gradazione delle luci, la proiezione, l’angolo dei segmenti etc… Eppure stiamo parlando di linee e figure geometriche, per definizione misurabili ed oggettivamente riscontrabili. Se neanche in questi casi possiamo essere sicuri di quello che ci sembra di poter misurare, come possiamo comprendere e riconoscere le evoluzioni ed i trend di sistemi complessi come quelli delle aziende in cui operiamo?

Mentre la terra ancora trema in Emilia e lo sport preferito della politica che non ruba è tirare a sorte in quale anno riprenderemo a crescere, il sistema impresa italiano sembra essere alla deriva, orfano di un sistema di navigazione credibile e, soprattutto, affidabile. Troppo spesso ci illudiamo che sofisticati sistemi di rilevamento e misurazione, chiamati anche “cruscotti aziendali” (o dashboard se volete darvi un tono) certamente utili, siano sempre capaci di indicarci chiaramente le scelte a cui i soggetti decisori dell’impresa sono continuamente sottoposti.

Il contesto complessivo spesso ci sfugge e non ci consente di comprendere i processi ed il senso profondo di ciò che stiamo vivendo. Su questa nave abbiamo spie di rilevamento per tutto, ma che non ci segnalano l’incoscienza di un capitano che compie una manovra azzardata per una sorta di codice di onore o forse solo per uno scarso livello di intelligenza emotiva.

Date le condizioni di crisi strutturale ed il trend di lento flusso verso il basso, è come se, nel caso di una Pororoca (grande onda che risale il fiume), invece di saltare sul surf e mettere in gioco tutte le nostre abilità, ci fermassimo a chiederci quanti passi fare esattamente prima di saltare in acqua, oppure quanto ampie dovrebbero essere le bracciate o, addirittura, sentissimo imprescindibile il dover effettuare prima una prova di carico sulla tavola per essere sicuri che regga ancora il nostro peso.

“Le storie più sbagliate sono quelle che pensiamo di conoscere meglio e quindi non analizziamo mai e non mettiamo mai in discussione”

S.J.Gould

L’esercizio pratico che ti propongo è questo:

Nell’azienda in cui lavori o dove partecipi direttamente al processo decisionale, oltre al business plan strutturato (in genere non meno di 80 pagine e ben custodito dentro al cassetto del titolare che, però, ha smarrito le chiavi) avete mai provato a fare un’analisi schematica del vostro modello di business? L’avete rivisto alla luce della situazione attuale?
Ad esempio, avete trovato risposte semplici e chiare a domande del tipo:

Che tipo di valore offriamo ai clienti?
Quali sono le attività chiave necessarie per il nostro valore offerto?
Quale tipo di relazione abbiamo stabilito con loro?
Attraverso quali canali vogliono essere raggiunti?
Quali sono le nostro risorse chiave?
Chi sono i nostri clienti più importanti?
Chi sono i nostri partner chiave?
Per quale valore i nostri clienti vogliono veramente pagare?
Qual è la nostra struttura dei costi?

Del business model canvas, che ci può aiutare a riconoscere il senso profondo delle scelte che stiamo facendo, e magari a migliorarne l’allineamento e la coerenza interna, abbiamo una nuova versione in italiano e la trovi qui http://hugowiz.it/wp-uploads/2012/10/Business-Model-Canvas-Poster-Italiano.pdf

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