Proposta per un ciclo di tre mostre sulla fotografia in allestimenti virtuali per mezzo di software e strumentazione multimediale al Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes, Napoli

1. Da Cartier Bresson a Pietro Masturzo. Per una storia del fotogiornalismo
2. Napoli, storia e costume, nell’occhio fotografico ufficiale e privato. Immagini dagli archivi e dai fondi non conosciuti
3. Il rapporto dialettico e simbiotico tra fotografia e pittura. Rassegna dei giovani fotografi-artisti italiani
Progetto della Mediterranea Associazione Culturale, a cura di:

Prof.ssa Isabella Valente, docente di Storia dell’Arte Contemporanea e di Storia e Tecnica della Fotografia, Università degli Studi di Napoli Federico II
Dott.ssa Denise Maria Pagano, direttore di Villa Pignatelli – Casa della Fotografia
Dott.ssa Rosanna Naclerio, vicedirettore di Villa Pignatelli – Casa della Fotografia
Dott.ssa Manuela Esposito, progettazione visiva multimediale
Saverio Ammendola, coordinamento e segreteria
Marco Monteriso, A.F.I.P. Associazione Fotografi Italiani Professionisti

Enti
Regione Campania, Settore Sport, Tempo Libero e Spettacolo
MiBac, Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Villa Pignatelli – Casa della Fotografia
Università degli Studi di Napoli Federico II
Unione Europea Esperti d’Arte

RELAZIONE GENERALE

Premessa

La Soprintendenza per il Polo Museale di Napoli e gli Incontri Internazionali d’Arte hanno dato vita alla Casa Internazionale della Fotografia negli spazi storici del Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes, al fine di creare a Napoli un osservatorio per la fotografia, un ambiente multimediale per lo studio dell’imaging, per l’esplorazione della galassia dei media, incrociando idee dalla più varia provenienza.
Da oltre un anno Villa Pignatelli – Casa della Fotografia presenta mostre, iniziative e incontri per favorire il confronto e il dibattito su una disciplina artistica che riscuote un riconoscimento sempre più ampio.
L’interesse sulla fotografia è sempre crescente, soprattutto grazie alle nuove tecnologie e ai nuovi studi scientifici. Di conseguenza è avvertita come inelutabile la necessità di una maggiore attenzione che possa offrirle una sempre migliore possibilità di espressione e di divulgazione attraverso momenti espositivi validi sotto ogni aspetto: come attrattore turistico rivolto al turismo italiano e straniero, ma anche alla platea generale dei cittadini, e come indicatore di cognizioni scienticihe, storiche e socioantropoligiche per gli studiosi del settore.
L’interesse nasce da eventi in grado di coinvolgere i visitatori in maniera attiva.
L’argomento delle grandi mostre porta poi necessariamente ad occuparsi delle politiche culturali dei grandi numeri. Quando il museo, per ragioni di statistiche e di politiche gestionali, si riduce a contare i propri visitatori, e non a tenerne conto, risulta molto difficile considerare il pubblico come qualcosa di diverso da un’entità numerica. Vengono dimenticate le storie, i percorsi, le esperienze dei visitatori del museo. Si dimentica che il pubblico è costuituito da persone, ed è a quelle persone che bisogna riferirsi.
Con partecipazione si intende un coinvolgimento attivo dei nostri interlocutori (abitanti dei territori, categorie di pubblico particolari etc.) al fine di rendere il museo (o l’ecomuseo) un luogo di dialogo, di interazione, di costruzione condivisa di contenuti, di progetti, di allargamento della conoscenza, di inclusione sociale oltre che di adozione del bene culturale o del patrimonio di un territorio. Questo è tanto più vero oggi, dove è forse necessario affiancare alla retorica del turismo culturale e dei suoi benefici effetti, azioni che perlomeno raggiungano il risultato dell’avvicinamento degli abitanti di un territorio all’ambito dei beni culturali. Il fine di tale avvicinamento consisterebbe nell’ottenere una crescita culturale, nell’attivare un confronto vivace, o semplicemente nel permettere a tutti i cittadini di raggiungere una prima consapevolezza rispetto ai beni culturali intesi come vere e proprie risorse culturali.
Per raggiungere tali scopi è necessario individuare una strumentazione metodologica mirata, che oggi si traduce nell’uso delle moderne tecnologie informatiche, che non devono essere intese in alternativa agli strumenti tradizionali nel campo della museologia e della divulgazione, bensì come una integrazione di essi e un potente e coinvolgente canale di comunicazione, particolarmente adatto alla fruizione e alla divulgazione dell’oggetto fotografia e dello stesso museo.
Entrando nel merito dell’oggetto, l’idea è quella di realizzare mostre fotografiche tenendo presente che i presupposti che caratterizzano il concetto di esposizione temporanea, quali la dimensione temporale circoscritta, il carattere provvisorio dell’evento allestito in un luogo preciso e il fascino ammaliante dell’“ora o mai più”, potrebbero subire profonde modificazioni in rapporto con il progressivo e incessante sviluppo della tecnologia informatica applicata alla realtà virtuale. Sempre più frequentemente i soggetti culturali ricorrono anche a forme espositive che escono dai parametri spazio-temporali reali. In questi casi si parla di mostre virtuali. A tal proposito, le diverse tecnologie virtuali applicabili e le vere e proprie tecniche di modellazione tridimensionale sono in grado di simulare effetti di immersione e interazione del visitatore, in una realtà “virtuale”, interamente ricostruita.

Focus del progetto

Il concetto esteso di museo virtuale, sino a oggi attribuito principalmente alle applicazioni telematiche (siti web, network), alle ricostruzioni tridimensionali o monograficamente multimediali, con particolare riferimento alle rappresentazioni metaforiche e simboliche della realtà fisica, quasi mai è stato associato a un allestimento museografico che potesse mediare fra installazioni virtuali e modelli espositivi. In questo senso il museo virtuale diventava sinonimo di “modello virtuale di museo”, museo diffuso, emanazione digitale di un pattern espositivo o di un luogo espositivo.
Questo tipo di musealizzazione virtuale, infatti, può abbracciare contesti, opere o reperti disseminati nello spazio geografico (pensiamo alla ricomposizione di collezioni conservate in differenti musei), nel tempo (opere scomparse, danneggiate o siti modificati dall’evoluzione del territorio) ma anche in un non-territorio ontologicamente codificato dal virtuale stesso; pensiamo ad esempio a un museo ideale che possa includere solo le informazioni tematiche e le connessioni a esso afferenti.
Nel nostro caso, invece, il progetto costituisce un’idea-pilota di “itinerario del virtuale”, un tentativo di descrivere un percorso di scambio e assimilazione culturale attraverso un’esposizione virtuale (in quattro installazioni) e un piccolo allestimento (in tre installazioni). La dialettica espositiva dunque si evolve fra reale e virtuale, con diversi gradi d’immersione e attenzione.
Musealizzare il virtuale significa descrivere nuovi spazi di geometrie composite, in parte fisiche e in parte virtuali; l’interazione fisica avviene con l’ambiente, l’interazione virtuale si compie solo all’interno dello spazio multi-interattivo, compiendo cioè azioni remote rispetto al contesto dell’informazione digitale (ciò che vediamo all’interno di un monitor è remoto rispetto allo spazio che ci circonda, ma molto vicino rispetto al coinvolgimento sensoriale, di qui la deterritorializzazione dello spazio da fisico a virtuale).

L’idea progettuale: requisiti, impostazione generale, obiettivi

In via preliminare occorre vagliare le modalità di realizzazione e di allestimento di eventi che meglio rispondano ai requisiti e agli obiettivi.
Una prima ipotesi porterebbe nella direzione di rendere la Casa della Fotografia – Villa Pignatelli un punto di riferimento tanto per la conoscenza e la valorizzazione degli Archivi fotografici, quanto per la divulgazione della fotografia contemporanea, come documentazione, espressione e linguaggio artistico, attraverso l’apertura alle nuove generazioni e al panorama culturale internazionale. Si tratterebbe, dunque, di un progetto a lungo termine in grado di generare autonomamente un forte richiamo di pubblico e una concreta valorizzazione dei contenuti.
Il primo obiettivo riguarda i contenuti culturali del progetto che devono essere scientificamente validi ma consentire ugualmente di avvicinare un vasto pubblico e non esclusivamente di nicchia.
Secondo obiettivo è quello di utilizzare le mostre come momento propulsore di conoscenza e di visibilità del reportage sociale e della fotografia “colta”. Si tratta dunque di concepire un ambiente o meglio una “scenografia d’esposizione”.
Relativamente ai curatori e agli organizzatori, la scelta di una modalità di produzione dei contenuti e dei significati che, a partire dalle linee guida e con la regia garante di un comitato scientifico, si basi anche su un percorso di progettazione partecipata, si pone nella logica di avvicinare il più possibile tratti culturali, posizioni sociali e professionali, idee e valori inevitabilmente diversi.
Per quanto riguarda l’osservatore, il destinatario della mostra, la situazione ipotizzata presenta elementi di specificità che occorre analizzare (si pensi, ad esempio, alla differenza di percezione della stessa mostra). Ne consegue che anche i target di utenza saranno molto diversi in quanto a interessi, motivazioni, profilo socio-culturale ed esperienza ricercata. Si deve quindi pensare ad un allestimento che sia in grado di comunicare e di raggiungere i suoi obiettivi nei confronti di segmenti di utenza eterogenei, con uno sforzo piuttosto contenuto di personalizzazione e di adeguamento comunicativo per ciascun contesto (per evidenti ragioni di sostenibilità economica e di efficienza organizzativa).
In particolare si dovrà tenere in considerazione il fatto che alcune categorie di visitatori potrebbero scoprire l’esposizione al momento della visita, senza preventivamente averne programmato la partecipazione alla presentazione e ai dibattiti.

Oltre la mostra: la comunicazione e la didattica

Il progetto prevede una serie di incontri che si estendono dalla breve e singola informazione sui contenuti e sull’allestimento virtuale, per visitatori di medio livello o che hanno investito poco tempo nella propria esperienza cognitiva, ad incontri più approfonditi e articolati (conferenze interattive), con protagonisti del mondo della fotografia, fotografi, fotogiornalisti e studiosi del settore.

Obiettivi ed Effetti

Dare importanza all’opera d’arte, promuovere l’evento, l’artista e il museo.
Realizzando un tale lavoro, alla cui base è una forte e sempre crescente richiesta del mercato globale, si rinuncia certamente alla visione diretta dell’opera d’arte, nella sua unicità ed essenza concreta; si raggiunge tuttavia lo scopo di aver realizzato una mostra che oltre ad essere catalogo di se stessa, diviene essa stessa opera d’arte, unica e irripetibile, perché anche se trasportata in altra location, acquisterebbe nuovi assetti che ne farebbero un manufatto diverso con effetti diversi. Inoltre una simile esposizione consentirebbe di visionare un’opera d’arte o un luogo da punti di vista plurimi che la mostra reale non potrebbe mai consentire.
Altro importante valore offerto da una mostra virtuale consiste nell’utilizzo di supporti sonori (parole, sottofondo musicale, interpolazione di brani musicali), giochi di luce, inquadrature che valorizzino l’opera, dinamica dei processi di regia, elementi tutti tesi al coinvolgimento emotivo e intellegibile del visitatore che in tal modo diventerebbe parte attiva del procedimento espositivo.

Analisi del target di utenza

I destinatari di una mostra rappresentano un elemento chiave che deve essere tenuto presente nelle fasi ideative e progettuali della mostra stessa. Fra gli obiettivi principali della mostra risulta preminente, infatti, quello di richiamare un pubblico ampio ed eterogeneo che possa avvicinarsi alla storia e alla cultura della fotografia promuovendone la conoscenza e l’esplorazione in tutte le sue forme, artistiche e di documentazione storica, sociale e antropologica, scoprendone spesso il valore semiotico. Tale obiettivo informa, evidentemente, le scelte contenutistiche e le relative modalità di comunicazione.
La mostra non dovrà essere quindi concepita come una mostra specialistica esclusivamente indirizzata a un pubblico specializzato; bensì come un progetto culturale capace di rivolgersi a una vasta platea interessata tanto al mondo della fotografia quanto a conoscere la storia del proprio Paese.
Il target individuato è costituito da persone che possono farsi attori di una modalità nuova di fruizione della fotografia; una fruizione attenta e consapevole.
Per quanto riguarda lo specifico del visitatore destinatario della mostra, poiché il bacino di utenza sarebbe inevitabilmente eterogeneo, si dovrà progettare un allestimento che arrivi a tutti i diversi segmenti di pubblico, capace di essere fruito da persone di ogni livello socio-culturale. Dovrà essere previsto, dunque, un adeguamento comunicativo e una personalizzazione dell’allestimento e della fruizione per ciascun contesto di visitatori, anche per ragioni di sostenibilità economica e di efficienza organizzativa.
Per questo motivo saranno previste prolusioni introduttive, programmate e sistematiche, cui i visitatori saranno chiamati a intervenire preventivamente.

RELAZIONE TECNICA

Linee-guida alla Comunicazione audio-visiva. Modalità e strumentazione tecnica

Il progetto vuole potenziare lo spazio espositivo grazie ad allestimenti moderni sostenuti e integrati da sistemi audio-visivi che garantiscano la fattibilità e l’attuazione di registri comunicativi adatti a ciascuna esposizione.
In tal modo la mostra, studiata in maniera tale da offrire un contesto ambientale consono ai contenuti esposti, si propone di divenire nuovo spunto di riflessioni per mostre future e percorsi di ricerca di nuova generazione. Ciò garantirebbe il progredire della ricerca scientifica nel settore e una grande attenzione concentrata sulla fotografia con una ricaduta immediata sul richiamo di pubblico e dunque sulla fruizione.
Inoltre, le esposizioni virtuali così progettate, considerando i nuovi allestimenti frutto delle nuove tecnologie, risponderanno nel miglior modo possibile alle mutate esigenze del pubblico e ai nuovi criteri della moderna museologia, come alla grande varietà del panorama dell’offerta culturale, didattica e turistica, utilizzando:

• Monitor ad alta definizione, a parete o su totem da terra dislocati nel percorso della mostra, di 27 pollici – per la visione del materiale fotografico collegato con l’argomento oggetto della mostra.

• Monitor ad alta definizione per la visione della mostra fotografica virtuale.

• La mostra fotografica virtuale sarà realizzata mediante l’uso di un software per la modellazione, l’animazione e il rendering 3D che, permette di ricostruire l’ ambiente e delinearne un percorso espositivo, tenendo presente i concetti e gli elementi preminenti che caratterizzano l’allestimento di una mostra.

Step e livelli di realizzazione dell’impianto per ciascuna mostra

Prima fase
1. La prima fase della costruzione del percorso tridimensionale sarà quella di reperire il materiale fotografico da esporre.
2. Acquisizione della pianta delle sale del primo piano del Museo (o della location detta “serra”).
3. Documentazione dell’intero ambiente con campagna fotografica.

Seconda fase
Modellazione dello spazio. Attraverso l’uso del software, è possibile rappresentare l’ambiente e presentare la visione del modello virtuale da ogni punto di vista. Per raggiungere quanto più possibile criteri di verosimiglianza dell’ambientazione reale, di dotarla di realismo e atmosfera, saranno tenuti presenti i concetti e gli elementi preminenti che caratterizzano l’allestimento di una mostra. Principalmente sarà preso in considerazione lo sviluppo planimetrico del percorso, quindi la collocazione delle fotografie nello spazio disponibile, e le tecniche e modalità di illuminazione, in modo da offrire le condizioni ottimali per la lettura delle fotografie.
Terza fase
La terza e ultima fase riguarda l’animazione, che sarà realizzata con lo stesso software. Trasformazione dell’ambiente in uno spazio non più statico ma multimediale consente un elevato coinvolgimento del visitatore. La partecipazione emotiva dello spettatore, nell’osservare la realtà fissata nelle fotografie dell’artista, sarà stimolata dall’ausilio di supporti sonori e da un sottofondo musicale.

L’esposizione virtuale non si configura come una replica o una “traduzione”, bensì come un prodotto autonomo con sue specifiche e affascinanti caratteristiche.. D’altra parte, se tra le finalità di un museo o di una mostra, le capacità comunicative ed educative si collocano ai primi posti, è indubbio – come confermano gli studiosi di scienze della comunicazione – che le tecnologie multimediali favoriscano i meccanismi di comprensione, così come la realtà virtuale attivi una dimensione esplorativa agendo sul sistema di apprendimento percettivo-motorio, più intuitivo e immediato, rispetto all’acquisizione del sapere attraverso modalità analitico-ricostruttive.
Libera dai legami e dai vincoli di uno spazio e di un tempo definiti, una mostra virtuale, impalpabile ma presente, affidata alle riproduzioni o alle ricostruzioni, ma priva dell’hic et nunc dell’opera, della sua materialità e unicità, scardinerebbe, però, il concetto stesso della mostra come momento effimero della visione, diventando perenne monumento e catalogo di se stessa, vicina e sempre disponibile.

Curatela scientifica, progettazione multimediale, coordinamento e ruoli attori

Le mostre saranno curate dalla prof.ssa Isabella Valente, docente di Storia dell’Arte Contemporanea dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II;
la progettazione visiva-multimediale sarà a cura della dott.ssa Manuela Esposito;
il coordinamento sarà della dott.ssa Denise Maria Pagano, direttrice della Casa della Fotografia-Villa Pignatelli;
l’organizzazione e la segreteria dalla dott.ssa Rosanna Naclerio, del Museo Pignatelli Cortes e da Saverio Ammendola, dell’Unione Europea Esperti d’Arte.

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