Presences

Domenica 7 ottobre, presso il Museo Nazionale di Villa Pisani, Stra-Venezia, inaugurazione di “Presences”, personale dell’artista Giovanni Pulze.
La mostra apre sabato 6 ottobre in occasione dell’ottava Giornata del Contemporaneo indetta da Amaci (Associazione Musei di Arte Contemporanea Italiani).
L’evento è a cura di XX.9.12 FABRIKArte.
L’introduzione critica è di Michele Govoni.

Da Venezia a New York, attraversando altri luoghi non immaginari, ci si muove in un percorso metropolitano fatto di rumore e assenza di suoni.
Un cammino reale in cui, altrettanto realisticamente, si possono cogliere “Presenze”: quelle stesse presenze che non sempre siamo in grado di riconoscere.
“Anche in Giovanni Pulze l’angelo scende tra gli uomini; lo fa come richiamo ad una soggettività che cerca di sublimare l’oggetto urbano (metropolitano e no) negli elementi cittadini che esprimono un sentimento umano.…
In contesti urbani diversi, rappresentati con una pennellata pastosa che non definisce i dettagli, ma li lascia immaginare, quasi volendo annullare la sottile e metallizzata grana patinata che, oggi, avvolge ogni cosa, mascherando un’interiorità vuota, l’angelo si muove tra la gente comune. I volti delle persone sono anch’essi indefiniti, nascosti dai cappucci, all’ombra degli ombrelli o semplicemente colti in atteggiamenti consueti e, per questo, anonimi.
… Così se, da un lato, l’ambientazione urbana gioca un ruolo geografico-spaziale nell’intera opera dell’artista veneto, dall’altro la presenza di colori calcolati permette alle creazioni una lettura di carattere semantico. Se, inoltre, prendiamo in esame la varietà di “considerazioni” cromatiche che Pulze associa alle rappresentazioni, il colore diventa materia polisemica e, quindi, passibile di numerose letture e significati, che costituiscono i medesimi contesti nei quali si può collocare una ulteriore chiave per la lettura delle opere: quella del silenzio.
La realtà urbana, infatti, è, per sua stessa natura, profondamente distante dall’elemento silenzioso; non vi è necessità di ulteriore spiegazione per poterlo comprendere.
L’oggetto delle ricerche formali e figurali dell’autore veneto, invece, sembra porre in luce un curioso ossimoro: la fissità in cui la circostanza è rappresentata, accostabile ad uno “stil” televisivo, sembra essere permeata di un silenzio irreale che si contrappone al chiasso infernale generato dalla città in cui quella stessa scena sta avendo luogo.
Ecco che, così, viene a crearsi un particolare paradosso: Pulze ama la rappresentazione del mondo urbano, con i suoi ritmi, i suoi infausti presagi legati alla vita del quotidiano, i rumori assordanti, ma, al tempo stesso, ne nega i tratti salienti, annullandoli e sciogliendoli nello stesso “acido” costituito dall’essenza stessa dell’opera.
Sono, così, in continuo dialogo tra loro le parti costitutive delle opere, generando un sottile filo di collegamento che va sfiorando gli immensi e luminosi spazi bianchi circoscritti dalle ali degli angeli.
Il medesimo filo che lega ognuno di noi, ogni giorno, al proprio destino lungo una strada sulla quale possiamo incontrare uno o più angeli disposti a dipanare la matassa delle nostre esistenze. Il difficile è riconoscerli.” Michele Govoni

Giovanni Pulze

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