Huipiles, i vestiti dell’anima maya

In mostra una collezione di tessuti tradizionali realizzati a mano dalle donne maya del Guatemala

Dal 7 al 15 settembre 2012

L’esposizione progettata dal Consolato del Guatemala sarà allestita a Vicenza nella prestigiosa sede di Viart, luogo d’eccellenza dell’Artigianato Artistico vicentino ed internazionale, dal 07 al 15 settembre 2012. La mostra è organizzata grazie al supporto della Confartigianato di Vicenza ed il patrocinio dell’Ambasciata del Guatemala in Italia per il suo elevato contenuto culturale.

Per le donne maya il huipil rappresenta il capo più importante del proprio abbigliamento, utilizzato da millenni in tutto il Mesoamerica. E’ uno degli elementi della tradizione autoctona che meglio si è conservato dopo la conquista da parte degli spagnoli. Ogni villaggio mantiene un proprio stile immediatamente riconoscibile ed identificativo. In Guatemala se ne contano più di cento, utilizzati ancor oggi dalla maggior parte della popolazione indigena di tutte le età. Consiste in una semplice tunica, senza maniche dai colori vivaci e riccamente elaborati. Con le sue trame ricche di colori, gli splendidi ricami e broccati, il huipil è molto più di una blusa tradizionale, è una tela che racchiude simboli ancestrali a difesa dell’identità etnica. E’ quasi un libro di storia, una carta d’identità collettiva ed individuale, un simbolo di resistenza all’oppressione.

L’allestimento della mostra, curato dai giovani architetti valtellinesi, Andrea Cavagnolo, Paolo de Meo e Patrizia Dell’Agosto, mira all’aspetto emozionale e riesce a trasmettere la sensazione di immergersi nei colori di una popolazione senza nessuna velleità classificatoria, come emerge anche dalla scelta delle immagini e dei testi sulle pareti e dal trattamento cromatico loro riservato. Lo spazio è abitato da numerose sagome realizzate in cartone alveolare, che “indossano” i pezzi esposti, generando un’interazione tra allestimento e spettatore. La forma delle sagome richiama la figura femminile, volutamente stilizzata al fine di allontanarsi dall’idea tradizionale di manichino. Altro elemento caratterizzante è la definizione di una serie di ambiti, utili allo spettatore per focalizzare la propria attenzione sulle tuniche esposte. Questi ambiti, assimilabili a delle stanze, sono delimitati dagli stessi huipiles accostati l’uno all’altro in modo da formare una parete effimera che si delinea al tempo stesso come espositore e oggetto esposto. Una struttura metallica a telaio sostiene l’orditura di cavi su cui gli abiti sono collocati, quasi a richiamare il telaio con cui questi indumenti vengono tessuti. Questa soluzione consente la visione di entrambe le facce delle tuniche, al fine di far apprezzare le trame e le decorazioni che arricchiscono questi abiti rendendoli così pregiati.

La collezione realizzata in oltre quarant’anni da Maria Luisa Corno si compone di oltre cinquantacinque capi, alcuni molto vecchi, tutti rigorosamente originali e di ottima fattura, provenienti da diverse zone degli altopiani del Guatemala. “Questi indumenti sono considerati dagli studiosi vere e proprie opere d’arte”, spiega Maria Luisa Corno, “Importanti collezioni sono conservate in molti musei del mondo. Sono un patrimonio culturale dell’umanità che testimonia la creatività e l’eccezionale capacità artigianale di donne svantaggiate. Sono sicura che le bluse esposte non lasceranno indifferenti i visitatori che rimarranno colpite dai colori, dalla varietà e dalla bellezza dei manufatti esposti. La mostra permette di aprire lo sguardo su una cultura a noi poco nota, nella consapevolezza che il vero dialogo si fonda sulla reciproca conoscenza e sul rispetto delle diverse identità.” Saranno esposti anche un telaio a cintura, antico strumento usato ancor oggi per la realizzazione di questi manufatti, pannelli con fotografie delle donne indigene nella loro quotidianità e schede didattiche.

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