Riciclo della Plastica: il Consiglio di Stato sospende l’efficacia della sentenza del TAR relativa al Sistema PARI

In data 3 aprile 2012, il Consiglio di Stato ha accolto in parte l’istanza cautelare presentata dal Consorzio CARPI e dalla società Aliplast S.p.A., sospendendo l’efficacia della sentenza del TAR emessa lo scorso febbraio di quest’anno, che annullava parte del riconoscimento del sistema di gestione autonoma dei rifiuti in plastica (PARI), promosso dalla stessa azienda attraverso il Consorzio CARPI (Consorzio Autonomo Riciclo Plastica Italia).
Nello specifico, l’Ordinanza del Consiglio di Stato riporta quanto segue “Considerato che, ferme e impregiudicate le attività amministrative di verifica e controlli, nascenti quali effetto confermativo dalla impugnata sentenza, appare opportuno consentire, nelle more della definizione del presente grado di giudizio la prosecuzione delle attività connesse alla implementazione del sistema autonomo di gestione dei rifiuti generati dai propri imballaggi immessi al consumo (progetto PARI) nei limiti di tempo consentiti dagli atti annullati dal TAR”.
Per comprendere meglio quanto sopra descritto, è necessario riportare un antefatto di questa complessa vicenda. Il Sistema PARI (Piano per la gestione Autonoma dei Rifiuti di Imballaggio), è il primo sistema di gestione autonoma dei “propri” rifiuti di imballaggio in plastica (previsto dall’articolo 221 del Testo Unico Ambientale) che, al di fuori del sistema CONAI, assicura a un produttore di imballaggi la corretta gestione dei rifiuti, il pieno rispetto degli obblighi comunitari e il totale impiego dei rifiuti raccolti nella catena del riciclo e della produzione di nuovi materiali.
L’istanza di riconoscimento del Sistema PARI è stata presentata all’Osservatorio Nazionale sui Rifiuti nel maggio 2008, ed è stata accolta positivamente il 20 novembre dello stesso anno. Dopo questa prima approvazione formale, l’ONR ha dato via alla seconda fase, quella della sperimentazione ufficiale, durante la quale il sistema è stato monitorato e sottoposto a controlli da parte dell’ONR e di ARPA Veneto. Al termine della seconda fase è stata conseguita l’attestazione dell’effettivo funzionamento del Sistema, deliberata dall’Osservatorio in data 30 giugno 2009. A seguito del riconoscimento, l’ONR ha dato comunicazione dello stesso ad Aliplast e CONAI, concludendo l’iter di approvazione, dopo ben 13 mesi di istruttoria.
Nonostante gli indubbi vantaggi del Sistema PARI per il miglioramento del sistema di raccolta e riciclo della plastica in Italia, e in un quadro di libera concorrenza, nel 2009 CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi), e COREPLA (Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclaggio e il Recupero dei Rifiuti di Imballaggi in Plastica) presentano ricorso al TAR del Lazio contro Aliplast, il Consorzio CARPI, l’Osservatorio Nazionale dei Rifiuti (ONR), il Ministero dell’Ambiente, quello dello sviluppo economico, dell’agricoltura ecc., per chiedere l’annullamento del provvedimento di riconoscimento del Sistema PARI. Il TAR, in data 12 marzo 2009, respingeva la domanda di sospensiva richiesta da CONAI e COREPLA sentenziando che “…il complessivo modus procedendi seguito dall’Amministrazione non appare irragionevole, avuto anche riguardo ai principi in materia di concorrenza e rimandando tutta la questione al merito…”.
Con sentenza emessa lo scorso febbraio 2012, il TAR annulla il secondo provvedimento dell’ONR 09/440 del 30 giugno 2009, ovvero la seconda fase relativa alla verifica, ritenendo, a quasi tre anni di funzionamento del sistema, i controlli effettuati dalla Pubblica Amministrazione carenti. Nonostante questo, la sentenza ha riconosciuto comunque la possibilità di avviare un sistema alternativo a quello nazionale per la raccolta dei propri rifiuti da imballaggi.
Per conoscere il seguito di questa vicenda, bisognerà attendere l’udienza pubblica fissata il 27 novembre 2012.
Da sottolineare come in altri paesi della EU le cose funzionano in modo differente rispetto all’Italia. E’ il caso ad esempio della Germania, dove è molto più semplice creare sistemi di gestione autonoma e dove il rispetto dei requisiti di ripresa e riciclaggio o riutilizzo dei rifiuti viene comprovato da un esperto indipendente sulla base di documentazione verificabile, con tempi decisamente più rapidi rispetto a quelli italiani. Questo è possibile perché la Germania applica il diritto Comunitario, e l’Italia?

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