Consorzio CARPI: una visione alternativa al sistema vigente nel settore del riciclo della plastica in Italia

Si delinea sul mercato del riciclo plastica in Italia un nuovo protagonista. Stiamo parlando del Consorzio Autonomo Riciclo Plastica Italia (CARPI), una realtà che, dal 2007 ad oggi, ha lavorato con serietà e integrità per accreditarsi sul mercato e che, grazie alla sua posizione ormai consolidata, può reclamare a pieno diritto una posizione di rilievo nel comparto. Il Consorzio CARPI si caratterizza per la sua capacità di aver saputo raggruppare aziende concorrenti tra loro nello stesso settore, e per rappresentare tutta la filiera del riciclo degli imballaggi in plastica.
CARPI è un consorzio “di sistema”, sussidiario al sistema vigente in Italia, che riunisce alcune delle più importanti realtà nazionali che operano nell’ambito della raccolta, del riciclo e della produzione di materie plastiche provenienti da superficie privata. Non rientra invece nell’ambito del Consorzio la gestione dei rifiuti in plastica urbani, che rimangono di competenza dei Comuni.
Il Consorzio è impegnato in un dialogo continuo sia con le aziende sia con le istituzioni in grado di rappresentare tutti gli attori di questo complesso settore in una logica che va dalla tutela ambientale a quella della creazione di un nuovo e proficuo mercato, che crei l’equilibrio necessario per favorire lo sviluppo adeguato dell’intero comparto. Le imprese che CARPI rappresenta non vogliono muoversi in un quadro di anarchia, ma di disciplina paritaria e trasparente coerente alla normativa UE, assumendosi oneri e onori per un ruolo attivo e responsabile.
In questo contesto, CARPI è promotore di una visione completamente diversa rispetto al passato, nella quale le aziende che si occupano del riciclo della plastica allungano e modificano il ciclo di vita dell’imballaggio e lo trasformano nella propria materia prima. Secondo questo principio, il Consorzio persegue l’obiettivo di passare dal concetto dell’usa e getta a quello dell’usa e recupera, minimizzando e differendo sempre più nel tempo il momento dello smaltimento finale.
Vanno però evidenziate le difficoltà che i consorzi autonomi come CARPI devono affrontare per poter operare in linea con il sistema oggi vigente in Italia. In particolare, il Consorzio ha manifestato più volte le sue perplessità su come si stia delineando il comparto, soprattutto alla luce dell’inserimento nel Dl. Liberalizzazioni dell’art. 26, espressamente rubricato “Misure in favore della concorrenza nella gestione degli imballaggi e dei rifiuti da imballaggio e per l’incremento della raccolta e recupero degli imballaggi”.
In sostanza, nella sua forma attuale l’art. 26 non fa che peggiorare l’art. 221 del TUA, ostacolando di fatto lo sviluppo di una vera e libera concorrenza nel mercato della produzione e recupero degli imballaggi. In fase di discussione dell’articolo, infatti, dando piena attuazione ai principi contenuti nella direttiva comunitaria 94/62/CEE, il governo tecnico proponeva misure che avrebbero consentito al singolo produttore di imballaggi, anche in forma collettiva, di operare al di fuori del sistema attualmente in vigore, favorendo quindi la concorrenza nella gestione dei rifiuti di imballaggio di analoga tipologia, impiego e materiali di quelli generati dagli imballaggi nuovi immessi sul mercato dal produttore stesso. Questa liberalizzazione cercava quindi di favorire l’ingresso di nuove realtà produttive nel mercato dei rifiuti speciali (e non urbani) di imballaggio.
Nelle successive fasi di discussione del Dl. Liberalizzazioni, questa proposta è scomparsa, con il risultato che l’attuale art. 26 risulta arretrato rispetto all’impostazione iniziale. Questo a dimostrazione di come, ancora una volta , non si è voluto tener conto di quanto indicato dalla Commissione Europea (cfr. XXXI Relazione sulla Concorrenza – Presidenza M. Monti) e di quanto evidenziato più volte dall’Autorità Antitrust, ossia di come il settore della gestione dei rifiuti di imballaggio in Italia è da sempre caratterizzato da forti criticità a livello concorrenziale.
“Con l’approvazione dell’art. 26, così come concepito oggi – dichiara Gianfranco Picinali, presidente Consorzio CARPI – si è persa l’ennesima opportunità per impedire che gli interessi di pochi prevalessero sullo sviluppo economico del settore, e per usufruire dei vantaggi che ne sarebbero derivati per imprese e cittadini. Il tutto a ulteriore dimostrazione di come la situazione italiana costituisca un unicum nel panorama europeo.”

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