LA GRAMMATICA MESSA IN CORPO DELL’ATTORE

23|24|25| Marzo 2012

LA GRAMMATICA MESSA IN CORPO DELL’ATTORE
condotto da Mimmo Borrelli

 

“Ogni emozione ha basi organiche” Antonin  Artaud

Addentrarsi come un frate artigiano con rituale rispetto e cinico blasfemo sberleffo nel laico santuario del mestiere ritenuto più inutile del mondo: l’attore. Il quale come sacerdote è iniziatore e

partecipe di un rito. L’intento eroico e velleitario attraverso il corpo di cristo dell’epica fanciullesca fantasia, ostia consacrata dalla tradizione orale, i paramenti delle quinte e dei fondali; l’acqua santa del sudore; il vino offerto in ghittamiento ’u sanghe dalla parola data al teatro, di andare sempre più in profondità nel mondo interiore dell’attore fino a toccare il punto in cui quest’ultimo cessa di esistere di essere attore e diventa uomo nella sua condizione essenziale, che in solitudine rappresenta il suo dramma così come un Cristo su una croce sotto sopra. Il tutto tenendo conto, che la peculiarità di presenza attoriale, senz’altro puramente artigianale nella sua faticosa e necessaria costruzione ineludibile dallo spasmo corporeo che origina, sviscera organicamente e pacchianamente il mistero del verbo, deve comunque tener conto di un’altra presenza ovvero quella del pubblico, al fine di produrre un circuito di un’intensità unica, in cui tutte le barriere possono essere rotte e l’invisibile può diventare reale. Il tutto nell’articolare il rito attraversa la parabola del racconto drammatizzato, attraverso il ritmo della parola: urlacciata, sverseggiata, vaiassata, ghiastemmata, sussurrata, surata, murmuliata, ammurbata, attrassata, chiagnuta, arresata, triatriata.

Il ritmo per me è sinonimo di regia. Mi spiego. È ovvio che scrivendo nella griglia dei versi e degli endecasillabi, degli accenti interni e delle quartine, delle ottave, le terzine, delle rime alternate, baciate, eccetera e lavorando assiduamente sui personaggi, sui loro rapporti, sull’emotività, necessità e giustificazione della partitura fisica, recitativa e vocale: mezzo indispensabile per l’intero agone emotivo, è indubbio che il ritmo anche tribale, organico e viscerale dell’opera sia stato essenziale e fondamentale. Il ritmo è dettato dalla moltiplicazione vettoriale di tantissimi elementi, basta fare l’operazione correttamente:

Attore voce x corpo x personaggio x fisicità x psicologia = interpretazione.

Per rendere questa interpretazione chiara e che arrivi al pubblico, anche se si parlasse e recitasse in ostrogoto:

Referente (a chi) x stato di coscienza (come) x contesto (dove) x circostanza (quando) x compito (perché) = PARTITURA.

Dunque: Partitura + interpretazione + drammaturgia + scene + luci + costumi + musiche = RITMO= REGIA= TEATRO.

La regia se regia deve essere di pari passo con la recitazione deve fare un passo indietro di umiltà, che in concreto è fare una giusta regia e recitare senza abbaiare. Senza accumuli, orpelli, concettualità cinematografiche da cinema d’avanguardia anni settanta, insomma sovrapposizioni di strutture filosofiche e mentali inutili e autoreferenziali. Il teatro non è nulla di tutto questo, non è concetto, né filosofia, il teatro è: vita, morte, sangue, sudore, odio, amore, invidia, accidia, cialtroneria, possessione, passione, intrigo, vendetta, violenza, innocenza, lacrime, pianto, tristezza, gioia, umore, umorismo… insomma e chiudo così come ho noiosamente iniziato questo elenco… vita.

Procedere da un punto di vista, non so se oggettivo, ma oggettivo almeno per me, di incarnare “la parola data” sacra in quanto sacrilega; sulla sua espressività, i suoi silenzi, i suoi climax, dunque sulle possibilità emotive dell’attore, sulla sua interpretazione; consigliarlo passo dopo passo nel suo percorso di avvicinamento corporeo e vocale all’estasi controllata del dire scenico, come un confessore, un consigliere, un cane da non vedenti. Solo così, nella più assoluta tranquillità di mettersi in discussione, di interrogarsi attraverso le parole, con le parole, per le parole, plasmando e infondendo concretezza sonora ad un vivo tormento, che a sua volta rende la lingua, tormento stesso.

Il teatro è una cerimonia laica, così come le era per i greci: riacquista e tende ad ergersi come un’a

Il teatro è una cerimonia laica, così come lo era per i greci; riacquista e tende ad ergersi come

un’assemblea, un tribunale popolare in cui nessuno viene condannato ma ci si chiede dove stiamo

andando, come possiamo migliorarci, quali errori si sono commessi, attraverso un’espiazione

collettiva, una catarsi fluita dal pianto, il riso, il gioco, la compassione, l’indignazione, l’emozione ovvero il teatro.

NON C’È NESSUN MAESTRO SE NON È L’ALLIEVO A RITENERLO E CREARLO PER POI UCCIDERLO, NESSUNO PUÒ INSEGNARE NULLA, MA ANCHE DA NESSUNO SI PUÒ IMPARARE. VERITÀ DEL PUBBLICO E VERITÀ PRIVATA SI TRASFORMANO IN PARTI INSEPARABILI DI UN’ UNICA ESPERIENZA ESSENZIALE E CATARTICA.

NOTE TECNICHE

1)      Munirsi di tenuta di lavoro possibilmente comoda e dai colori neutri.

2)      Ogni attore dovrà inoltre portare un monologo o uno stralcio tratto da una “pieces” sul quale si lavorerà singolarmente.

3)      Se l’attore ritenesse opportuno, rispetto alla performance che andrebbe a giocare, sarebbe molto bene accetto anche l’utilizzo di musiche (cd), costumi, oggetti di scena, scelti appositamente dal lui o dalla lei di turno. Insomma tutto ciò che il monologo secondo costui richiede per poi lavorarci.

Il laboratorio si articolerà in due fasi:

1)      Fase: training fisico e vocale a cura di Gennaro Di Colandrea.

2)      Fase: studio e lavoro su monologhi a cura di Mimmo Borrelli.

Entrambe le fasi saranno seguite dalle musiche dal vivo del maestro Antonio Della Ragione.

www.officinateatro.com – info@officinateatro.com – 0823-363066
Via Degli Antichi Platani, 10 – 81100 – Caserta (CE)

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