Massimo Malvestio: l’estate delle imprese venete in Borsa, il punto per “Il Corriere del Veneto”

Imprese del territorio e quotazioni in Borsa: il focus de “Il Corriere del Veneto” con le considerazioni di Massimo Malvestio, l’avvocato trevigiano attualmente a Malta dove opera per conto di Praude Asset Management Ltd nel ruolo di Presidente del Comitato per gli Investimenti.

Massimo Malvestio

Massimo Malvestio: imprese venete in Borsa, l’opinione dell’avvocato sulle operazioni più recenti

“I costi per entrare e rimanere in Borsa sono sempre molto importanti. Se una società non ha una chiara ragione strategica o un ritorno in termini di valutazione o immagine, per me non ha senso pensarci”: Massimo Malvestio, avvocato originario di Treviso, è stato intervistato nei giorni scorsi da “Il Corriere del Veneto” su alcune operazioni di rilievo che nel corso degli ultimi mesi hanno contribuito a riscrivere la storia delle imprese venete in Borsa. Ingressi definiti nell’articolo ‘stellari’ come quello di Stevanato Group a Wall Street che con una valutazione di 5,3 miliardi di euro è diventata la prima quotata veneta per valore. E ancora la fusione tra Italian Wine Brands e la veneta Enoitalia, ora “il primo gruppo del vino italiano, già in partenza quotato”. Ma ci sono state anche uscite eccellenti “come per Carraro e Sicit, le aziende meccanica e dei concimi dagli scarti della concia, che scelgono di far leva sui prezzi bassi in uscita dalla crisi Covid, per impostare piani di crescita lontani dalla Borsa”. È l’occasione per comprendere la vision di Massimo Malvestio, fondatore del fondo Hermes Linder dedicato alle small cap: “Anche in Veneto ci sono state recenti quotazioni con multipli molto alti, che si giustificano da sole. Ma se l’effetto è ottenere valutazioni inferiori a quelle che pagherebbe un fondo d’investimento per entrare nel capitale, ho i miei dubbi che il gioco valga la candela. In giro ci sono tanta liquidità e soluzioni operative più semplici”.

Massimo Malvestio: in Veneto c’è già un fondo che investe in micro imprese, mi auguro possa essere un precursore

“Le imprese familiari possono stare in Borsa con successo; ma la logica di piccole capitalizzazioni e flottanti anche sotto il 20% non è sempre comprensibile” spiega nell’articolo Massimo Malvestio ricordando come la presenza in Borsa comporti anche dei rischi: “Gli investitori istituzionali evitano le azioni illiquide e il prezzo finisce per dipendere da pochi movimenti speculativi. E società di qualità possono venir mortificate da quotazioni evidente-mente troppo basse, che rendono le azioni non più utilizzabili per le acquisizioni; e l’immagine della società si offusca: insomma, niente di buono”. Non a caso, secondo l’avvocato, Carraro “ha fatto bene a sganciarsi da una situazione di un titolo sostanzialmente illiquido e anche a lungo sottovalutato. Quando servivano i soldi per rafforzare la società gli azionisti di maggioranza non hanno pensato al mercato, ma prima a un’altra famiglia”. Riflessioni che hanno portato Massimo Malvestio a chiedersi se esistano alternative per le PMI. La risposta è affermativa: “Perché non provare a favorire lo sviluppo di un vero mercato del Private Equity? Non solo attraverso fondi che sono una sicura opportunità. In giro ci sono molti soldi e mano a mano che una cultura della trasparenza e della legalità si diffonderàcome già sta succedendotra le piccole imprese, si apriranno opportunità di crescita con capitali privati. Evitare percorsi troppo costosi, pur assumendo rischi in teoria maggiori, sarà un’opportunità non solo per family office ma anche per investitori meno importanti”. In Veneto, osserva ancora il Presidente di Praude Asset Management Ltd, c’è già un fondo che investe in micro imprese: “Mi auguro possa essere un precursore”.

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