Paesaggi letterari

Progetto e mostra a cura di Maria Luisa Trevisan, dal 21 ottobre al 16 dicembre 2007Artisti invitati e opere di: Giovanni Bettolo, Olimpia Biasi, Françoise Calcagno, Sara Campesan, Alessandro Cardinale, Anna Cassarino, Graziella Da Gioz, Paolo Del Giudice, Franco Del Zotto Odorico, Giosetta Fioroni, Cristina Gori, Renata Galiazzo & Silvio De Campo, Pino Guzzonato, Doris Harpers, Maria Lai, Rosanna Lancia, Bice Lazzari, Sirio Luginbühl & Antonio Concolato, Gianna Moise, Maria Pia Michielon, Aldo Pallaro, Carol Rama, Tobia Ravà, Cloti Ricciardi, Maria Pia Fanna Roncoroni. Luogo: PaRDeS Laboratorio di Ricerca D’Arte Contemporanea, Via Miranese 42 – 30035 Mirano (VE). Inaugurazione domenica 21 ottobre ore 16 con performances, letture di poesie e video. Testi di Giuseppe Bovo, Antonio Costanzo, Maria Luisa Trevisan. Traduzioni: Janet Sethre. Allestimenti: Tobia Ravà. Patrocini: Regione Veneto, Provincia di Venezia, Comune di Mirano, Fondazione Bevilacqua La Masa-Venezia .
Enti Promotori e organizzatori: Comune di Mirano, PaRDeS e Concerto d’Arte Contemporanea. Collaborazioni: Giuseppe Bovo, Dario Bertocchi, Francesca Giubilei, Irene De Lorenzi, Rosanna Spanò, Martina Zanella. Sponsors: Libreria Mondatori di Mirano, Vigneti Le Monde, Prata di Pordenone (PN), Uno tv Glocal Television.  La mostra Paesaggi letterari vuole ristabilire un rapporto tra l’arte e la scrittura, legame che in passato è stato assai stretto e ricco di stimoli per entrambe. Da sempre vi è stato uno forte legame tra arte figurativa e letteratura, un rapporto che era ancora molto intenso nel Novecento, ma che attualmente sembra si sia affievolito se non interrotto. Analogamente a quanto è successo per la pittura di paesaggio, in particolare per il rinomato paesaggio veneto e per quella tradizione avviata dai pittori veneti rinascimentali che arriva fino al ‘900. In passato l’artista viveva in armonia con l’ambiente naturale che dipingeva così com’era, mentre ora assistiamo a un allontanamento da quello che è reale, per una rappresentazione sempre più virtuale della realtà. L’esposizione è strettamente legata al territorio, in quanto fin dal rinascimento il paesaggio veneto è stato un topos letterario e figurativo, inoltre si collega alla letteratura veneta in quanto saranno presenti artisti che hanno intessuto uno stretto rapporto con scrittori veneti del ‘900 e oltre. La mostra vuole dare una lettura trasversale del tema paesaggio, anche critica, soprattutto in rapporto  all’abuso che si attua quotidianamente nei confronti dell’ambiente. Sono esposte sculture ed installazioni ambientali nel parco della barchessa, realizzate da artisti italiani e stranieri, a cui fanno da contrappunto nello spazio espositivo interno i progetti delle installazioni in esterno, opere pittoriche, sculture, fotografie. Gli artisti invitati hanno preso spunto dal rapporto arte-scrittura, letteratura, poesia, ispirandosi al tema del paesaggio, con collegamenti al paesaggio veneto. Alcuni artisti presentano libri realizzati con materiali vari. Maria Pia Fanna Roncoroni propone un grande libro inchiodato semichiuso con un pagina scritta, Maria Lai un libro di stoffa un’opera di stoffa che evoca un prato fiorito in cui affiorano ricami fatti a macchina raffiguranti animali del bosco. Franco Del Zotto Odorico presenta delle opere legate alla scrittura con alcune parole realizzate in metallo, senza spazi tra l’una e l’altra e dove l’una sorregge l’altra. Il lettore si rispecchia nel liquido della vasca, che lo porta ad attuare un esame di coscienza, un’autoanalisi, attraverso cui potrà ri-scrivere la sua verità. Cristina Gori mette a confronto il naturale e l’artificiale con due libri: uno realizzato con corteccia di ciliegio e l’altro di scotch. Anna Cassarino, artista poliedrica che combina le tecniche artistiche con l’arte della scrittura e della performance, espone un’installazione con un albero da cui germogliano libri sotto il quale legge sue poesie e racconta storie di alberi. Di Rosanna Lancia vi sono esposte due sculture che rappresentano la memoria di alberi, di Bice Lazzari una poesia e un pastello con canne lacustri. Alessandro Cardinale affronta il tema arte e letteratura legando la sua opera a Tiziano Scarpa e al suo libro Occhi sulla Graticola, attraverso un ‘illustrazione tratta dal libro, realizzata graffiando un paesaggio sul vetro di un vecchio e logoro mobile in stile veneziano. Françoise Calcagno presenta 4 vecchi scuri di una casa veneta dipinti di colori diversi, da cui affiorano immagini e testi letterari. Graziella Da Gioz espone un libro: Dal Paesaggio, in cui ha illustrato con nove puntesecche alcune poesie di Andrea Zanzotto, e un dipinto dal titolo “Palustre” uno dei temi cari al poeta. Palù sono dei territori nel Veneto e nel Friuli minacciati dall’edilizia. Il paesaggio appare come una stratificazione geologica, dove una spessa linea scura di carbone è il risultato di ogni catastrofe, sopra la quale continua a crescere la vegetazione. Alle canne palustri rimanda anche l’installazione Orizzonte di Cloti Ricciardi. Di Giosetta Fioroni è esposto un disegno di un paesaggio legato alla poesia di Zanzotto, mentre partendo da una poesia del poeta, dedicata “Al mondo”, Renata Galiazzo & Silvio De Campo hanno elaborato un video in cui auspicano una possibile convivenza in uno “spazio comune”. Ad Arboreto selvatico di Mario Rigoni Stern si è ispirato Aldo Pallaro e Pino Guzzonato. Pallaro allestisce un bosco che non c’è più attraverso l’installazione di cortecce d’albero, ricavate da tronchi spezzati da una tromba d’aria, per custodirne la memoria, i segreti, il profumo. Le cortecce ricordano la presenza degli alberi che sono per lo scrittore asiaghese parte integrante della sua infanzia e della sua esistenza. Dopo la ritirata di Russia il bosco è stato per lo scrittore una vera e propria medicina e con la natura ha curato le ferite dell’anima. A Il Sergente nella neve di Stern si rifà l’opera di Sara Campesan, un paesaggio glaciale con una fila di omini neri. Guzzonato espone l’immagine di una conifera quale “frontespizio” di un libro oggetto di Mario Rigoni Stern, Arboreto selvatico, e quella con delle trame di foglie di cui sono composte le pagine del libro d’artista, realizzato in occasione degli 85 anni del poeta, Pino Guzzonato per Andrea Zanzotto con i versi di Zanzotto. Doris Harpers ha realizzato un trittico ispirato alla poesia Ottobre di Venezia di Diego Valeri, ogni dipinto interpreta soprattutto dal punto di vista cromatico ogni quartina del breve componimento poetico. Sirio Luginbühl, partendo da un testo di Ferdinando Camon, sulla magia in campagna, ha realizzato un quadro fotografico con suggestive immagini riprese da Antonio Concolato nei luoghi dello scrittore padovano, San Salvaro, piccola frazione di Urbana vicino a Montagnana, in una composizione che accosta fotografie di antichi ruderi medievali ad un crocifisso e ad una Madonna che testimoniano il permanere di un folklore religioso locale. Qui i resti della base di un pilastro dell’antico monastero Agostiniano e poi Camaldolese di San Salvaro (XI secolo) lungo le rive del fiume Fratta, sono stati trasformati in pozzo da cui esce un diavoletto, altri diavoletti fanno capolino un po’ dovunque, da una torre medievale, da una finestra murata, nell’intento di evidenziare i temi del libro: esorcismo e fattucchiere nella campagna veneta. L’opera è concepita come un altarino con piccole cose che proprio per il fatto di essere minime hanno a che fare con la magia, come le penne di gallina che si “materializzavano” nel letto dopo una “fattura”. Gianna Moise rappresenta un paesaggio totalmente artificiale chiuso in una semisfera di plexiglas “molto ordinato” dove compaiono la luna e il sole contemporaneamente e i verdi con gli altri colori non hanno più la naturalezza e  pastosità che sono presenti in natura. L’opera si riferisce alla raccolta di poesie Dietro il paesaggio di Andrea Zanzotto in cui compaiono – come sempre nelle sue composizioni – corsi d’acqua, coltivazioni, vegetazione, elementi pure presenti nell’opera. L’artista ha chiuso il paesaggio per proteggerlo ermeticamente dalla inevitabile disgregazione, in una semisfera che ricorda i souvenir in cui – se capovolti – il paesaggio viene ricoperto di neve. All’interno del paesaggio e nella semisfera ermetica l’io si muove cercando rifugio e protezione che però non trova e pertanto si limita a guardarlo in una visione che si allontana:”qui non resta che cingersi intorno il paesaggio/ qui volgere le spalle”. Maria Pia Michielon ha elaborato un progetto strettamente legato al suo territorio, in cui mette a confronto su due cavalletti due foto una con la fuga in Egitto di Jacopo Bassano con l’immagine di una famiglia del Cinquecento e l’altra con una fuga di una famiglia contemporanea. L’idea è scaturita dalla lettura di Mario Rigoni Stern e delle poesie di Andrea Zanzotto, che riguardano sia il paesaggio veneto come “luogo dell’anima” sia come paesaggio quale “luogo violato”. E’partita da un’intervista a Mario Rigoni Stern a cura di Tullio Kezich, dove l’autore asiaghese “esprime il suo amore per gli alberi, i paesaggi e gli uomini visti nei quadri di Jacopo da Ponte, che vede come anticipatore dei miti della sua terra”. E dai frammenti di testo di Andrea Zanzotto:”…per me il paesaggio è trovarmi prima di tutto di fronte ad una grande offerta a un immenso donativo che corrisponde proprio all’ampiezza dell’orizzonte….”. “Dietro il paesaggio” in Galateo del bosco 1978, dove la storia è paesaggio che sanguina, da Asolo al Montello, sino al paesaggio violato. Questi scrittori sono – secondo l’artista – i soli che urlano il dolore della  violazione e dell’indifferenza del nostro nord-est. Il luogo dipinto da Jacopo, dove è ben visibile una torre (la torre di Ezzelino) è ancora presente, pertanto l’artista ha ripreso fotograficamente il paesaggio oggi, cercando lo stesso punto di vista di Jacopo da sud-ovest, rimasto ancora, forse per poco, inviolato. Ruotando attorno alla collina e ai piedi di essa il paesaggio cambia sprofondando in una edilizia selvaggia. La giovane famiglia fugge dunque da Romano d’Ezzelino. Il perché lo si potrà scoprire all’interno nella serie di foto su pannello che raccontano del territorio violato. Altri artisti raccontano vicende legate agli scrittori attraverso i loro rapporti sentimentali, di conoscenza, amicizia. L’opera di Carol Rama è in parte legata al rapporto che l’artista ha avuto con Sanguineti di cui dice «[…] e io avevo avuto la fortuna, con dodici anni più di lui, di conoscere Edoardo Sanguineti. Da lui ho imparato quel poco che so, avrei dovuto imparare di più, di più non posso perché non ho le basi; ed è questa la mia nostalgia più grande.» (Carol Rama a Elisabetta Rasy, 1996). Giovanni Bettolo sente un forte legame con il suo illustre conterraneo Dino Buzzati; in mostra sono presenti alcune opere ispirate a Il Deserto dei Tartari. Olimpia Biasi espone un paesaggio invernale che ha come fonte ispirativa La mia casa in campagna di Giovanni Comisso, in quanto l’artista vive la sua casa in campagna come l’ha vissuta lo scrittore, per cui nutre un’aderenza spirituale totale. Pure Paolo Del Giudice, trevigiano, si sente in piena sintonia con gli scrittori del ‘900 suoi conterranei che hanno espresso il proprio amore nei confronti del paesaggio veneto, quali Comisso e Parise, di cui presenta i  ritratti. Mentre Giosetta Foroni espone un’opera sulla casa Salgareda dove abitò insieme a Parise, una piccola casa contadina che lo scrittore amava molto, posta sulle rive del Piave circondata da alberi, quelli a cui rimanda il paesaggio di Tobia Ravà, composto di lettere ebraiche e numeri, leggibili anch’essi attraverso la ghematrià come un testo. L’artista attraverso questo linguaggio cifrato rievoca la vicenda del furto delle lapidi ebraiche da parte di Goffredo Parise, che lo stesso scrittore descrive in “Veneto barbaro di muschi e nebbie”, un elzeviro in terza pagina del «Corriere». Parise portò poi le lapidi nella sua casa vicentina, vicino al santuario di Monteberico, ora proprietà dell’architetto Weller, facendole murare in un muro portante. Quando l’artista, che aveva avuto l’incarico di catalogare le lapidi dei cimiteri ebraici, dopo averle viste per caso in una foto da una rivista, andò a catalogarle, si accorse che aveva sottratto e murato le lapidi di due uomini del XVIII secolo.
Durante l’inaugurazione vi saranno alcune performances.
Donatella Medici interpreta la poesia Ottobre di Venezia di Diego Valeri, da cui ha tratto ispirazione Doris Harpers.
Performance L’albero della Conoscenza di Anna Cassarino, 10’ ca.
Seguirà la visione dell’ Intervista – documento: Carol Rama, leone d’oro a Venezia di Barbara Codogno, 15’ca.
Nell’ambito della mostra si organizza una serie d’incontri letterari, a cura di Giuseppe Bovo, con scrittori veneti contemporanei.
Lunedì 19 novembre Romolo Bugaro e Marco Franzoso, ore 21, presso PaRDeS – via Miranese 42 Mirano. Martedì 27 novembre Ferdinando Camon, ore 21, presso la sala conferenze della Barchessa di Villa Errera, via Bastia Fuori, Mirano.
Martedì 11 dicembre Antonia Arslan, ore 21, presso PaRDeS – via Miranese 42, Mirano.
PaRDeS Laboratorio di Ricerca d’Arte Contemporanea e Concerto d’Arte Contemporanea; www.concertoartecontemporanea.org e-mail cartec@alice.it o marialuisa.trevisan@virgilio.it, via Miranese 42, 30035 Mirano (VE) tel./fax  041/5728366 cell. 349 1240891

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