La Voce parla all’inconscio

Quanto ci emozioniamo quando sentiamo una persona brava a cantare? Il canto è un classico esempio di associazione della voce ad un significato che potremmo definire «non-linguistico», o perlomeno non solo linguistico.

Per «non-linguistico» intendiamo quell’insieme di particolari sensazioni che la voce induce nella nostra mente e nel nostro corpo e che ci emozionano in maniera indipendente dal contesto linguistico nel quale sono calati. Ne è un esempio il canto lirico e in particolare, per me, la voce di Luciano Pavarotti. Il grande direttore d’orchestra Riccardo Muti lo ricorda così: «Dio regala solo una volta al secolo una simile voce per confortare gli uomini. Mentre cammini su un molo, esce da una radiolina quella voce, trapassa i vetri e dici dentro di te, qualunque pensiero tu abbia: è Pavarotti, è Pavarotti. Sei meno desolato. Una lucina s’accende. Di qualunque nazione tu sia, qualsiasi sensibilità tu abbia. La sua voce è stata un dono di Dio e per una volta non è un modo di dire». Ma esiste un altro modo, forse ancora più semplice, per spiegare quanto una voce possa darci emozioni indipendentemente dalle parole che pronuncia. Ne sono un esempio tutti i cantanti (o le cantanti) stranieri: ci emozionano con la loro voce indipendentemente dal fatto che capiamo o no le parole che stanno pronunciando. Quando ero ragazzo fui molto colpito dalla voce di David Gilmour, cantante e chitarrista dei Pink Floyd. In realtà non capivo nulla di quello che diceva: il suono della sua voce mi emozionava a prescindere dal significato delle parole. Ad ognuno di noi forse è successo di provare la stessa emozione tante volte e ancor oggi ci capita quando ci imbattiamo in brani musicali cantati in lingue di Paesi emergenti, come per esempio l’India.

La Voce.net di Ciro Imparato

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