Hominis imago

“Hominis imago”

 

 

 

Testo critico sulla mostra di Giovanni Perrone a cura di Massimiliano Bisazza

 

 

 

 

La mostra milanese di Giovanni Perrone si palesa davanti ai nostri occhi ricca di nuovi spunti e di un percorso cromatico di maturazione, emancipazione artistica avvenute nel corso dell’ultimo anno della sua produzione.

 

Dopo il successo newyorkese nell’abitazione americana della sua testimonial di fama internazionale Ivana Trump e dopo l’esperienza artistica a Miami in Florida, torna in Italia deciso a impressionare positivamente anche il pubblico italiano partendo dalla Galleria d’Arte Contemporanea Statuto13 in Brera a Milano.

 

Le opere selezionate dal curatore della mostra personale sono decisamente ascrivibili a due periodi ben distinti del suo fare arte. Il primo, quello dell’ eccesso dell’ istinto dove il gesto nervoso abbozza la figura intrisa di linee spezzate simili ad un respiro infranto. Il disegno è spezzato, istantaneo e pieno di emozionalità; quasi a voler trasmettere un forte disagio interiore frutto di delusioni e di sofferenza che fanno capolino sulla tela. Il colore – Perrone trae ispirazione e insegnamento dai pittori classici del Barocco italiano e  il suo colorismo ricorda decisamente le pennellate feroci ed accese dei Fauves, solleticando alla memoria André Derain – è spesso dato a corpo e non necessariamente elaborato. Toni frizzanti emergono dai tubetti dove i colori primari del rosso, giallo e blu detengono una supremazia color-grafica, pregna di sentimentalismo e di nevrosi in bilico tra un vissuto adorno di istinti ed una primordiale necessità di essere compreso; prima di tutto come artista e al contempo come uomo.

 

Il secondo, invece, dove le tele sono disegnate di una figurazione meno scultorea ma più introspettiva, i toni sono volutamente più desaturati con bianchi, neri e conseguentemente virano alle sfumature di grigio. La foglia d’oro si affaccia e adorna le donne diafane e meste; i volti sono caduchi e meno intonsi, come se il profondo desiderio dei personaggi rifranti non fosse più quello di urlare il proprio dolore ma di chiuderlo nella propria anima. In modo silenzioso e decisamente meno plateale. Una volontà inconscia di rifrangere la mutevolezza dell’animo umano e dell’artista al contempo. Una decisione di cambiamento e di maturazione diretta più all’introspezione che non all’esigenza di dichiarare il proprio bisogno di accettazione.

 

Non è un’indagine concettuale quella di Perrone, tutt’altro. E’ l’apoteosi della sua espressione intima di creare per sopravvivere e di sopravvivere per poter creare.

“Hominis imago” altro non è se non la rappresentazione delle figure, dei ritratti del vivente umano, uomo o donna che sia. E’ la nascosta verità della paura di soccombere che può essere stigmatizzata, depotenziata grazie al potente ausilio dell’Arte.

 

Le sculture in terracotta sono la novità tecnica che Perrone artista presenta in questa mostra come compendio delle sue opere. Volti che sono traboccanti di pathos, di luci e ombre. Figure umane che si contorcono e che urlano silenziosamente il proprio disagio interiore. Esseri stravolti dalle passioni umane e dal declinare delle stesse, travolti dalle paure e dalle ossessioni, vittime di se stesse. Perrone osserva i pregiati stilemi di quegli apparati statuari di Tanzio da Varallo al Sacro Monte (1586) che tanto venne folgorato dal linguaggio caravaggesco nel periodo della Controriforma.

 

La sensazione è, a mio avviso, quella di un espressionismo iconico e di un decadentismo sensibile che opacizzano virtualmente la nèmesi dell’artista – appunto la sua eterna nemica – al fine di eliminarla, sopprimerla dalla mente e dalla memoria per poter anelare al diritto di essere felice.

 

 

Un percorso non facile quello che decide di percorrere, pieno di controversie, contraddizioni, strade che si inerpicano nell’anima tramite nuovi sentieri spinosi che la fanno sanguinare ma che grazie all’arte, e solo grazie a lei, lasciano intravedere in lontananza delle timide possibilità taumaturgiche e tautologiche.

 

 

 

in mostra presso Galleria STATUTO13, Via Statuto no.13 dal 5 Febbraio 2014 dalle h 18 30 in poi (opening) al 18 Febbraio 2014 mattino. www.statuto13.it

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