LISA MARONI AL JAZZIT FEST

Giovedì 5 settembre prossimo Lisa Maroni sarà al JazzIt Fest (Chiesa dell’Addolorata di Collescipoli, Tr) per un nuovo appuntamento dedicato ad INTWOITION: un progetto musicale edito da Dodicilune Edizioni discografiche e ditribuito da Ird che utilizza il linguaggio del jazz, ma soprattutto lo strumento della voce per entrare in profondità e andare oltre. Al suo fianco Alessandro Bravo, musicista completo e pianista raffinato. I colori sono quelli del jazz brasiliano ed europeo. I maestri si chiamano Pat Metheny, Ralph Towner, Petrucciani a cui Lisa Maroni dedica alcune particolarissime riletture che si alternano con dolcezza alle composizioni proprie. Le lingue l’italiano, il portoghese, l’inglese e il napoletano in un viaggio poetico di suoni e fra i suoni. Le note di copertina del disco sono di Maria Pia De Vito.

Dietro l’apparenza di un duo jazz quasi scontato, quello voce e pianoforte, questo album di musica e parole costruisce un dialogo intenso, profondo. La cifra compositiva è quella del jazz, non nel senso stretto del genere musicale, che pure appartiene al respiro vocale e compositivo di Lisa, quanto piuttosto per la capacità d’essere terra di confine, di aprire le porte ad una musica aperta in continua rinegoziazione.

La tavolozza di Lisa, ancora una volta, mette insieme suggestioni variopinte e solo apparentemente lontane fra di loro; lingue differenti; ricordi musicali lontanissimi. Si passa dalla song più tradizionale con profumi brasiliani a brani dalle sonorità quasi oniriche che, proprio come i testi, affiorano da sogni, visioni, vocazioni. Per approdare a sonorità sospese e di carattere più intimista e riflessivo.

Importantissimo il riferimento a Michel Petrucciani: se in Auditório Íntimo compariva Olha Pra Cima (versione brasiliana della celebre Looking Up) in questo nuovo cd ritroviamo Lullaby qui interpretata con un testo inglese. Verso e The Call, composte da Lisa, sono brani chiave per la lettura del progetto: la prima, una vocalizzazione di un tema melodico che sfocia in una improvvisazione di ricerca/dialogo con la propria interiorità su una tessitura armonica più modaleggiante; la seconda prende spunto dalle riflessioni sulla lingua in quanto suono (phonè) di alcune donne poetesse, filosofe, antropologhe, scrittrici come Helène Cixous, Luce Irigaray, Adriana Cavarero, per citarne solo alcune. Il brano si apre con un estratto di una lettera della poetessa Elizabeth Bishop ad un suo amico in cui lei realizza quanto molto spesso ascoltare persone generare ‘innumerevoli rumori interni’ e possa rivelare molte più verità su di loro di quanto possa farlo uno sguardo seppur attento e prolungato che rivolgiamo loro. In altre parole: l’orecchio molto spesso apre verità precluse all’occhio. Così questo brano, che affonda le sue radici in un sogno, mette al centro la parola in quanto suono.

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