“La solare speranza” – Mostra personale di pittura di Fernando Pietròpoli a Garda, Palazzo Carlotti, dal 20 al 29 Agosto 2013

Approda a Garda, Palazzo Carlotti, dal 20 al 29 agosto, la personale di pittura di Fernando Pietropoli “La solare speranza”, inaugurata a Lazise nell’aprile scorso e in prosecuzione a Malcesine dal 2 all’11 agosto. L’artista, formatosi presso l’Accademia di Belle Arti Cignaroli di Verona e associato alla storica Società Belle Arti di Verona, presenta le sue opere più recenti di stile lirico informale e materico, con uno spazio dedicato anche alla pittura figurativa. La mostra sarà aperta, con la presenza dell’artista, sabato e domenica con orario 10-22 e negli altri giorni h. 10-13 e 15-20. Info: +39 388 8918196 – info@fernandopietropoli.it – www.fernandopietropoli.it. Ingresso libero.

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Lossodromico è il viaggio dell’artista Fernando Pietròpoli: il suo è un procedere per linee curve nel tentativo di trovare negli archi della rotta gli approdi sfuggiti a chi, per percorsi diritti, ha evitato l’incertezza dell’ignoto.

Il suo vivere è proteso ad allargare la vita, il campo della sua mente, laddove la maggior parte degli uomini tende, invece, ad allungarla: un mese, un giorno, un istante in più di quanto è stato loro concesso. Non c’è aspetto, sia pur minimo, della sua pittura che non sia governato dall’antilogia; infatti capita spesso, di fronte alle sue creazioni, di asserire che non ci sono parole per spiegare il misterioso della sua opera. Nella sua esperienza artistica vi è questo dato costitutivo, programmatico: raccontare dell’esistenza quei luoghi in ombra, quei lacerti di vita che sfuggono ai riflettori quotidiani, alle vetrine del mondo. E’ questa, in effetti, la nota ricorrente della sua arte, necessaria per giungere alla chiave di lettura del suo essere uomo: costruirsi nel vero, e, per dirla come Mario Luzi, “al fuoco della controversia”, in costante antitesi tra gioia e turbamento.

Pietròpoli ha a lungo perseguito l’essenzialità nel proprio dipingere. Essenzialità e immediatezza sono doni che la pittura concede solo dopo una lunga ricerca del proprio stile, del proprio connotato artistico. E il pervenire a questo risultato, facilmente riconoscibile specie nei dipinti più recenti, è il naturale sbocco di un percorso maturo, tenacemente sostenuto dalla volontà di giungere ai più. Ma ciò che maggiormente colpisce – ed è questa la filigrana di tutta la sua opera – è la “solare speranza” di cui egli si nutre e naturalmente porge ai suoi osservatori, come cono di luce oltre il tunnel, ove si coniugano, in un personale “unicum”, Terra e Cielo. Ed ecco che i suoi “archi” e i suoi “ponti ”, gettati tra l’indifferenza e la partecipazione, tra l’egoismo e la solidarietà, sono, appunto, un omaggio alla Vita.

La mappa umana e le coordinate di questa geografia di artista attraversano il giorno e la notte, gli affetti familiari e il lavoro, i drammi e le gioie, l’omaggio alle proprie ascendenze poetiche, in  un rimando a elementi minuti e minimi dell’esistenza, a dettagli che sembrano secondari e che invece poi deflagrano nelle lacerazioni o nelle gioie di ciascuno di noi.

La sua complessa opera è un dono di questo nuovo millennio, affinché si possano coniugare tradizione e rinnovamento, cercando di “rifare l’uomo”, come fu per Quasimodo, al quale Pietròpoli potrebbe rispondere: “Ho tutto il tempo al mondo per trovarlo. Tutto il tempo al mondo”.

dott. MariaGabriella Morello – marzo 2013

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